Archive for May, 2007

Quella zoccola di Barbie.


31 May

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PowerPoint assolutamente da vedere: barbie divorziata.pps

La verità su Piero Pelù e Jeeg Robot?


31 May


Sarà stato che stamattina era nella mia playlist d’allenamento o forse è una domanda che mi sono fatto ma appena sono arrivato in ufficio, causa progress di oggi che dice “no sole” (per adesso), mi sono fiondato alla ricerca della risposta a alla mitica domanda. Ma Piero Pelù cantava la sigla di Jeeg Robot d’acciaio?


Da www.rockit.it

Quello che segue è un dibattito a tale proposito avvenuto tramite e-mail.

pelu' e jeeg C’è chi dice (e non sono pochi) che la sigla del cartone animato Jeeg Robot d’acciaio è stata cantata niente popò di meno che da Piero Pelù, il cantante dei Litfiba. Una cosa è possibile: mi è stato detto che in un concerto i Litfiba hanno cantato questa canzone… forse da lì è cominciato tutto l’inghippo…
se qualcuno ne sa qualcosa mi scriva e ne parleremo qui…

a questo mio appello ha risposto agrassi@iper.net

Dunque, premetto che anche io all' inizio non pensavo che la canzone fosse cantata da Piero Pelù ma... mi sono dovuto ricredere. Forse non sai che della canzone Jeeg robot d'acciaio esistono due versioni: Una più famosa cantata da MAL (quello di furia cavallo del West :) ) e l' altra, meno famosa, cantata da Pierò Pelù, in arte Fogus.

se avete altre notizie/domande scrivetemi…

nella mail precedente c’e’ un errore, come fa notare u.scaramazza@flashnet.it: la versione piu’ famosa e’ quella cantata dal presunto Pelu’: e’ questa infatti che e’ stata utilizzata come sigla del cartone, mentre quella di Mal e’ andata solo sui dischi e sulle cassette.

guardate un po’ cosa mi ha scritto ventani@val.it a proposito di questa discussione:

Facendo un corso di audio digitale e musica, ho conosciuto il "maestro" di Pelu' (Si chiama Ronchetti ed e' cantante in un gruppo di tre persone a Firenze) e mi ha confermato che e' lui (Piero) il cantante di una delle prime versioni della sigla. Allora aveva all'incirca 16-17 anni.

questo è uno scoop!!
però poi mi è arrivata quest’altra mail da rigolli@odino.unipv.it

Posso riportare un' intervista rilasciata durante un concerto tenuto dai LITFIBA al PROPAGANDA di MILANO e trasmesso dalla radio RETE 105.
Alla precisa domanda di un ragazzo se Piero avesse mai cantato nelle sigle dei cartoni animati, la sua risposta e' stata la seguente:
"In anni di carriera ne ho fatte di cose ma mai ho cantato per sigle di cartoons"
Questa e' una testimonianza di quello che ho sentito. Non so se sia vero quello che Piero ha detto, ma posso giurare che l'ha detto!

a questo punto la situazione è complicata… mumble mumble…per me Piero ha risposto così perchè non pensa che Jeeg sia un cartone animato, ma la realtà..! no scherzavo :)

Mi e` giunta un’altra mail da battist@lognet.it che sostiene la tesi che sia Piero Pelu` a cantare una versione di Jeeg:

Esistono 2 versioni di Jeeg Robot: quella con le tastiere nell'introduzione è cantata da Piero Pelù, l'altra che non ha le suddette tastiere è eseguita dai SUPERBOTS e realizzata da Olimpio Petrossi. Questa versione è riconoscibile dalla batteria che è sempre presente in primo piano e dalla mancanza delle tastiere, che avevano caratterizzato la prima versione.

Un altro contributo a questa discussione arriva da mele001@IT.net, leggete…

Se si afferma che Piero Pelu' ha cantato la versione che fa da sigla alla serie TV di Jeeg, quella di FOGUS (oddio, a me pare che sia un timbro vocale non proprio di un sedicenne...), allora Pelu' ha cantato anche la versione italiana di RYU IL RAGAZZO DELLE CAVERNE. Da notare che entrambe le sigle hanno utilizzato la traccia strumentale originale giapponese, senza modificarla: e' verosimile che coloro che hanno adattato (e cantato) queste versioni siano le stesse persone.

che dire?… allora Piero è proprio un cantante di sigle di cartoni. “oh mamma mia el diablo!”

eeeh! no! c’e’ un altro sviluppo, giunto il 17 Marzo 1997 da battist@cln.it,

Ciao Pons!
Ho appena chiesto a Piero Pelu' via fax in diretta su Radio DJ se lui ha cantato la sigla di Jeeg, e lui ha detto che PURTROPPO no perche' era ancora al liceo e stava ancora mettendo su la sua prima Band.
Ha confessato che gli sarebbe piacuto, ma non e' stato lui.

Il mistero e' risolto finalmete!

Ps: Quando mi ha risposto ci sono rimasto un po male perche' se era lui il cantante misterioso, allora Jeeg Robot era il suo lavoro piu' bello. Ora non ho piu' motivi per seguire Piero Pelu'.... forse se cambia chitarrista allora......

pare che finisca qui…. ma chi e’ allora il cantante di jeeg? perche’ non ha continuato la sua carriera? visto che aveva la stessa voce di Pelu’ poteva fare strada…
…ecco un altro contributo (MD2067@mclink.it):

ciao! io credo di sapere chi è che canta la sigla di Jeeg: a quanto pare si tratta anche di colui che si è attribuito la paternità del pezzo (e anche di RYU') che è in realtà giapponese. I 2 pezzi sono attribuiti a Paolo Moroni, il quale è anche classificato come esecutore della canzone nel libro sull'hit parade di Dario Salvatori (1988). Ma chi sarà questo tizio, che ha la voce sicuramente più bella di quella di Pelù?...

Visto che sembra che non sia Pelù, ma un certo “Paolo Moroni” chi può darci sue informazioni è invitato a farlo. Ma ecco un’altra mail interessante di abonfiglio@eden.it:

Ciao Pons sono Giuseppe dalla Sicilia e credo di sapere qualcosa su questa intricata diatriba Pelu’/Jeeg; stando a quanto ho letto qualche tempo fa su un numero di Totem, il tutto e’ nato in seguito ad una cover di Jeeg Robot eseguita da un gruppo rock demenziale chiamato Le Trombe di Falloppio (o Edipo e il suo Complesso, non ricordo esattamente) cantata con voce alla Piero Pelu’ tanto simile all’originale che ha generato questo atroce dubbio.E’ da escludere comunque che la versione originale di Fogus sia di Piero Pelu’. Ciao !!!

Patrizia. ‘La tranza di Lapo’.


30 May

Ora che mi viene in mente, questa me l’ero persa.

italiaindipendent.com


30 May

Video lancio

L’omaggio di Lapo Elkam al mondo del marketing visibile su www.italiaindipendent.com (anche se poi tutto il materiale si trova su www.ignorancemarketing.com) sono case history di questo spessore.

INTRODUCTION
“Paninari” was a youth subculture born in Italy during the 1980s. Their look was their main distinctive feature. Their style of life was based on eating hamburgers, riding powerful motorbikes, winning the hearts of girls, and going to the beach, possibly in Monte Carlo.
STRATEGY
In a socio-cultural scenario where purchasing behavior was mainly led by the brand, the ignorance of the Paninaris’ mothers (see ignorance diffusion in Europe), who wanted to give their children a present, was exploited.
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The Mike shoes were thus invented, a perfect fake version of the famous Nike, one of the Paninari’s most-worn brands, together with Timberland.
RESULTS
These shoes were best-selling in the ’80s.

Geniale!

Star Wars Clone Wars serie


30 May

Da fantascienza.com

Proprio in questi giorni in cui si festeggia il trentennale di Star Wars — che fu proiettato per la prima volta il 25 maggio 1977 — arriva il primo trailer della serie televisiva Star Wars The Clone Wars. Il trailer è stato annunciato a sorpresa alla Celebration IV, la grande convention dedicata a Guerre stellari che si è tenuta lo scorso weekend a Los Angeles.

The Clone Wars è una delle due nuove serie televisive prodotte dalla Lucasfilm. Se la seconda sarà live action, ovvero un telefilm con veri attori, The Clone Wars è interamente realizzata in computer grafica. Lo stile del disegno ricorda abbastanza l’omonima serie a cartoni animati del 2003 di cui è praticamente il seguito, ma l’impatto spettacolare è decisamente diverso e non deluderà i fan. La serie è ambientata tra Episodio II e Episodio III.

The Clone Wars dovrebbe arrivare sugli schermi televisivi nel 2008, mentre l’altra serie — ancora senza titolo — è prevista per l’anno successivo. Sono stati invece smentite le voci relative a possibili film per la tv o per il mercato dvd.

Arancia meccanica doppiato dai GemBoy.


30 May

Giusto per spezzare il pomeriggio.

CAptan Morgan. A tutto rum.


30 May

A tutta Vodka!


30 May

Scusa ma negli ultimi giorni ho lavorato sul beverage.


Smirnoff Caipiroska.


29 May

Pack di prodotto e titolo. Serve altro?

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Io, (neo)narciso.


28 May

Luca Bartoli per Numéro beauté, numero 1 – anno 1, pag. 115. In edicola dal 15 aprile.

La nuova vanità al maschile.
Verso la fine dell’ottocento Havelock Ellis, medico e psicologo, nel suo studio sull’autoerotismo definisce il narcisismo come una perversione sessuale in cui l’individuo fa di se stesso l’oggetto principale delle proprie pulsioni erotiche. Oggi in una società che definisce se stessa come ‘postmoderna’, quindi più moderna della stessa modernità, le cose si sono decisamente rovesciate. Medici e psicologi esaltano la masturbazione come precondizione di una sessualità felice mentre il narcisismo, privato della sua carica (auto)erotica, non è più una malattia. E se lo è, la cura è ancora ben lontana dall’essere scoperta.
Ma cosa significa oggi essere un narciso?

Narcisismo e neonarcisismo.
Per comprendere un fenomeno così attuale non possiamo di certo affidarci a trattati di psicopatologia o a rigide definizioni ‘da dizionario’ che tendono a enfatizzare la componente d’auto-ammirazione. Il narciso contemporaneo, in questo, stravolge completamente il mito narrato da Ovidio circa il bellissimo giovane condannato a innamorarsi della sua stessa immagine. Il neonarciso non passa il tempo celebrando agli altri la propria bellezza. Tutte le sue energie sono dirette al raggiungimento di un egoistico ed egocentrico desiderio di perfezione. E poiché quest’obiettivo è irraggiungibile per definizione, la sua vita è una lotta contro il tempo. Una compulsiva ricerca della novità, sia questa una dieta dai risultati miracolosi, un nuovo esercizio o l’ultima innovazione cosmetica appositamente pensata per lui.
La freneticità ha rovesciato il mito.

Perfetti si diventa?
È proprio il perfezionismo nella sua duplice valenza aspirazionale e nevrotica a fornirci, la chiave di lettura per comprendere il narciso del XXI secolo. Giudice implacabile di se stesso ed essere in perpetuo divenire, soddisfatto e orgoglioso della sua perenne insoddisfazione. Tanto ci sarà sempre un’area del proprio corpo da migliorare, un nuovo ideale da soddisfare e un ulteriore standard da raggiungere. L’identità del neonarciso è salva.
Il senso di mancanza diventa una bandiera.

Edonismo e rivoluzione estetica.
All’inizio degli 80, dopo una ventina d’anni dalla loro nascita, si diffondono su larga scala le lampade a raggi UVA. La ricerca del piacere (e quindi del piacersi), imperante in quegli anni, è un motore inarrestabile. “Ormai abbiamo tutto, non resta che diventare belli”. La bellezza diventa status symbol. La bellezza è in vendita ed è alla portata di tutti. Centri estetici e solarium si affollano di donne e uomini uniti dal desiderio d’apparire più belli, diventando il teatro di questa rivoluzione. Una vera rottura col passato, se consideriamo che per secoli uomini e donne si sono presi cura di sé separatamente. Basta pensare alla distinzione, oggi ancora valida per certe fasce di popolazione, tra barbiere per lui e parrucchiere per lei.
L’ultima rivoluzione sessuale si compie con leggerezza.

Tv e nuovi modelli.
Al di là del ruolo della pubblicità, che spesso più che innovare la società la rincorre, la televisione e in particolare il mondo delle serie televisive d’oltreoceano fanno di tutto per promuovere questi comportamenti sopratutto tra i più giovani. Si creano sex-symbol poco più che adolescenti per nulla imbarazzati nel prendersi cura di se stessi come, dove e quanto le proprie coetanee. Mike Seaver di Genitori in blue jeans, Zack Morris di Bayside school, per non parlare dell’intero cast maschile di Beverly Hills 90210, serie simbolo dei primi anni ’90. Ed è proprio nei dieci anni che precedono la fine del millennio che la tv mostra sempre più frequentemente uomini parzialmente o totalmente depilati, con grande gioia dei centri estetici che, cavalcando l’onda, offrono tariffe speciali ai loro nuovi clienti. Negli stessi anni nelle palestre di tutto il mondo si diffonde un nuovo ideale: il fitness. I corpi non sono più “mostruosi” come quelli dei bodybuider anni ’80, ma aggraziati, sinuosi e scolpiti a suon d’aerobica e cardio. Nei primi anni del nuovo millennio il cerchio si chiude: un numero crescente di trasmissioni e la fortunata serie Nip / Tuck puntano i riflettori sulla chirurgia estetica maschile: botulino, lipoaspirazioni ma non solo. Cade così l’ultima roccaforte riservata alle donne, ogni distinzione tra i generi è annullata.
La scatola che rende tutti schiavi ha liberato la bellezza. Per tutti.

Il nuovo uomo sul grande schermo.
Anche il cinema fa la sua parte mostrandoci sempre più spesso divi ossessionati dal proprio aspetto non solo dietro la macchina da presa. Gli ’80 si aprono con Richard Gere e il suo American Gigolò, subito un punto di riferimento di un nuovo modo di essere uomo, lontano anni luce dai duri alla Bogart. Da lì a 20 anni il passaggio al narcisismo come mania è palpabile in American Psyco. Nella pellicola, il protagonista nell’evoluzione della sua follia è alle prese con maschere esfolianti, lettini solari e allenamenti ossessivi. Persino a casa nostra nel recente Saturno contro, Stefano Accorsi è alle prese con una crema per il contorno occhi, sotto lo sguardo incredulo della moglie, al secolo Margherita Buy.
Narciso è ormai uno di noi.

Il neonarcisismo tra virilità e omosessualità.
Ma come si relaziona il nuovo uomo con gli altri uomini e sopratutto come questi si relazionano a lui? I nostalgici del mito dell’uomo virile, quelli che mostrano con orgoglio il pelo sul petto e pensano che in fondo l’uomo “ha da puzzà”, lo guardano con sospetto. Ai loro occhi si tratta di una ‘mezza checca’ da etichettare e tenere a distanza. Per quanto riguarda i rapporti con il mondo omosessuale, i neonarcisi sono tutti, più o meno, consapevoli di avere uno stile di vita (oggi considerato) da gay. Alcuni ci scherzano su tranquillamente, mentre altri sentono ogni tanto il bisogno di mettere i puntini sulle ‘i’ e marcare la propria etero-identità.
Un’identità di frontiera.

I rapporti con l’altro sesso.
Quaranta anni di femminismo (o qualsiasi cosa fosse) sono, in parte, riusciti a demonizzare la ricerca di una bellezza fine a se stessa. Così, oggi una buona parte della popolazione femminile, se da un lato vive quasi con vergogna il bisogno di piacere e di piacersi, dall’altro condanna l’idea che un uomo si curi quanto o più di loro. Soprattutto, queste donne non accettano che lui lo faccia con orgoglio e alla luce del sole. L’unica difesa per preservare la propria autostima è mettere in dubbio la virilità di questi sedicenti nuovi uomini. L’invidia del pene si manifesta su altri oggetti di forma analoga, siano questi pinzette per le ciglia o rulli per la ceretta.
Fortunatamente per il neonarciso esiste tutta un’altra fascia di popolazione femminile che apprezza gli effetti di tanta cura e vanità. È una donna esteta, tendenzialmente più sicura di se stessa e della propria identità, che non si sente messa in discussione se il suo compagno le consiglia circa una crema o una dieta. Neanche se lui passa un po’ più tempo di lei nel bagno.
La bellezza ha sempre un prezzo.

www.lucabartoli.info – BBLOG

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