Archive for the ‘Trash’ Category

L’elefante gay.


16 Jul

Ascoltala e rispondimi: non vuoi averla anche tu come suoneria del cellulare?

La parola all’autore da lelefantegay.myblog.it/:
LA VITA E’ UNA LAVAGNA VUOTA tutta da riempire.
A volte scrivi, altre cancelli. Un giorno ora lontano su quella lavagna scrissi ‘L’elefante gay’. Non so come, ma l’idea fu fulminea. Avevo già scritto – e anche cantato – due canzoni sul mondo dell’omosessualità, così lontano dal mio. Dopo ‘Tommi’, per gli uomini, e ‘Donna più donna’, per le donne, ‘L’elefante gay’ chiuse la trilogia ‘gaia’ rivolgendosi al pubblico più delicato: i bambini. (Poi magari ti accorgi, inaspettatamente, che proprio i bambini sono i più forti, capaci di capire quello che gli adulti ormai non capiscono più). Quella con il buffo elefantino a Milano fu una bella avventura, nel 1984.
All’epoca avevo da poco iniziato la mia carriera di comunicatore dietro un microfono. Alla radio passavo ‘L’elefante gay’, deliziosamente raccontato dalla vocetta di Erika, e il pubblico reagiva in modo fantastico. Mi arrivavano lettere colme di complimenti e coloratissimi disegni dell’elefante. (Allora non c’erano sms ed e-mail…). Poi col passare del tempo quasi dimenticai la mia creatura, preso dai consensi radiofonici, dalle serate, dai libri scritti… E’ dovuto arrivare il Terzo Millennio per farmi tornare tutto vividamente alla memoria. Internet mi ha rivelato che quella mia canzoncina, creduta ormai addormentata, è più sveglia che mai. Ne è stata fatta anche una cover ‘adulta’ senza che io lo sapessi… L’elefantino ha camminato da sé. Bello, però.
Tu scrivi qualcosa sulla tua lavagna, poi la cancelli per far spazio ad altro. Ma ti accorgi che quella cosa a tua insaputa in tanti l’hanno scritta sulla propria lavagna. E sorridi. Il fuoco ha continuato ad ardere sotto la cenere. E mi scalda ancora. Adesso che lavoro in TV potrei anche farlo vedere, il nostro elefantino, ma chissà dov’è a spargere leggiadramente la sua femminilità… Vado fiero di questo sito, di cui io sono per forza di cose il maggior fornitore di informazioni. Qui c’è tutto, ma proprio tutto quello che si vorrebbe sapere su ‘L’elefante gay’, e anche ciò che non si immagina di voler sapere.
E quando ci leggo quanto la mia piccola canzone ha dato a tanti mi sento ricco: ho guadagnato molto più dei pochi spiccioli che ho avuto dalla SIAE.

Gianni Greco
(“G”)

elefante_gay
E’ dunque ‘L’elefante gay’ una canzone scritta per i gay?
No, assolutamente no!
Il primo obiettivo dell’autore sono stati i bambini. C’era da scrivere una canzoncina per un festival infantile tipo Zecchino d’Oro, quindi la musica doveva essere semplice ed orecchiabile. Ma non banale. Così come originale doveva essere il testo. Niente 44 gatti, Peppine che fanno il caffè o carissimi Pinocchi. Tutte canzoncine eccezionali, nel loro campo, sia chiaro, ma l’autore voleva qualcosa di veramente diverso. E cosa di più ‘diverso’ di un elefante omosex? Nello stesso tempo: cosa di più simpatico? Ovviamente l’argomento andava trattato in modo adeguato. L’ispirazione non tardò ad arrivare. E una volta arrivata l’idea, tutto scivolò via da sé. Ma nemmeno per un momento l’autore pensò a una strumentalizzazione gay della canzone. Era e doveva essere per bambini, in primis. Per tutti, poi. E fra i tutti ci sono anche, a pieno titolo, i gay. Con uguale spirito lo stesso autore aveva precedentemente inciso in prima persona due suoi pezzi con protagonisti in odore di gayezza. E anche in quei casi le canzoni erano per tutti. Nei primi Anni 80 di canzoni ad argomento più o meno esplicitamente gay ne esistevano già (un esempio per tutti quelle di Renato Zero, ma non solo), anche se il termine ‘gay’ da noi era agli albori. Nessun calcolo, nessuna furbesca intenzione settoriale, quindi, da parte dell’autore, tranne quella di cimentarsi in un genere di solito percorso dai soli… addetti ai lavori. Lui voleva accedervi, diciamo così… dal di fuori. Nient’altro che l’interesse di un musicista eterosessuale per un mondo diverso dal suo, espresso in una trilogia dedicata a uomini (‘Tommi’), donne (‘Donna più donna’) e bambini (‘L’elefante gay’). E fu quest’ultima la vera novità che nel panorama musicale non solo italiano, ma mondiale, venne introdotta da Gianni Greco: una canzone per i bambini, cantata da una bambina, che affronta chiaramente, senza infingimenti o doppi sensi, l’argomento dell’omosessualità.
Nel 1984. I bambini non possono essere rinchiusi in nessun recinto sessuale: è anche e soprattutto per questo che ‘L’elefante gay’ nascendo come canzone per bambini nasce come canzone per tutti. Il fatto che in seguito abbia avuto una seconda dolcevita (o terza, o quarta…) in ambito preminentemente omofilo è solo una non spiacevole e forse inevitabile conseguenza. Da quanto risulta, il simpatico elefantino ha allietato generazioni di bambini, ragazzi, nonché adulti di qualsiasi tendenza sessuale. E questo in fondo è uno degli obiettivi raggiunti dal suo ideatore: abbattere i tabù, sentirsi tutti uguali, senza differenze, anche se gay, anche se diversi, anche se ‘elefanti’… No?
lelefantegay@gmail.com

iSnort.


15 Jul

Simulatore di cocaina per iPhone. Insomma è il telefono di chi non capisce un cazzo di telefoni (Nokia tutta la vita) ma ha dentro un sacco di cagate, appunto.

isnort-app

The gay He Man!


28 May

Lo sapevo, tutta quella palestra e quelle mèches bionde…

Altro che lato coca cola della vita. Questa è la vera Giulia di Pisa.


26 May


FESSBUC. La prima serie su chi si ammazza di Facebook.


21 May

FESSBUC – 1° EPISODIO: “Curriculetto”


Da milano.corriere.it

Mai dire Fessbuc: tra creativi e stagiste la sit com milanese spopola in rete.


Ambientata in un’agenzia di pubblicità, la satira del social network è al decimo posto tra i video più visti

Milano, in un’agenzia di pubblicità; sembra­no tutti molto impe­gnati, in verità stanno chattan­do da una scrivania all’altra, na­scondendo la propria identità. Santina, la segretaria bruttina che in rete si fa chiamare Eva, crede di parlare con Adriano «l’imperatore del sesso», in realtà sta scrivendo a Oscar, il suo ca­po, l’account che nella vita rea­le la snobba. E mentre la nuova coppia creativa Testa e Croce sta coniando l’ultimo delirante slogan «Sradiqatar, lo sciroppo per la tosse di tutti gli arabi», in reception Monia, la centralini­sta «gnocca», sta organizzando una «nottata» in agenzia a cui parteciperanno tutti gli ignari colleghi.

Benvenuti nel mondo di «Fessbuc», la prima e unica sit com della rete che si diverte a indagare sulle derive del social network più amato dagli italia­ni. L’idea è di cinque autori indi­pendenti, quattro di Milano — Arturo Di Tullio, Giorgio Centa­more, Alessandro Coscia e Davi­de Crestanti —, il quinto è ge­novese: «Ma è l’unico a metter­ci i soldi», ironizza Di Tullio par­lando di Massimo Garbarino che produce la sit com visibile su YouTube e su Facebook. «Il nostro obiettivo? Arrivare in tv», dichiarano. «Non ci interes­sa a che ora, l’importante è l’in­tegrità del progetto». «Abbiamo deciso di non fare il giro delle sette chiese tra le grandi società di produzione italiane, ma di provare a testare il prodotto sul web con tre pun­tate pilota. All’americana», spie­ga Di Tullio. «La prima è andata su YouTube all’inizio di maggio (prima che uscisse il film «Fesi­bum», ndr) e con il solo passa­parola, in meno di 90 ore abbia­mo raggiunto la ventesima posi­zione tra i video più cliccati; ora con 700 contatti al giorno, sia­mo al decimo posto».

Buttarsi senza rete nella rete in­somma, come sostengono gli autori, convinti che se un pro­dotto ha valore, verrà premia­to. Un po’ come è successo con «The Guild», negli Stati Uniti, dove un gioco di ruolo molto diffuso è diventato il tema di una sit com che prima ha sban­cato su Internet. «I tempi sono più che maturi anche qui, anzi rischiano di marcire se non ci si sbriga», dicono. E loro non per­dono tempo: stasera alle ore 24 esce la seconda puntata, la ter­za e ultima fra quindici giorni (guarda la prima puntata). Dopodiché scatta la fase conclu­siva: «Si raccolgono i dati» con­tinua Di Tullio «e davanti a una commissione di addetti ai lavo­ri metteremo all’asta il nostro prodotto; il contenuto sarà in­toccabile». La sit com non le manda a di­re: è una satira feroce e «urlata» sulla dipendenze da FB. «Ormai esisti solo se sei là dentro, la peggiore minaccia che puoi fa­re a un amico è ‘guarda che ti tolgo da FB’.

È il ritratto di un popolo di inebetiti internauti, come dimostra Caterina Guz­zanti nella sua scheggia dalla Dandini; ovvio che dietro c’è in­sicurezza, solitudine e un forte bisogno di sognare». Non solo: per Di Tullio c’è anche una pic­cola mitomania. «Tutti vogliono essere al cen­tro dell’attenzione per sentirsi importanti» conclude l’autore, «dunque si possono trovare le fughe dell’Arsenio Lupin della Nuova Zelanda che sfida le auto­rità o qualcuno che cerca un vecchio compagno di classe senza chiedersi come mai per trent’anni nessuno dei due ha sentito la mancanza dell’al­tro! ». Infine una piccola anticipa­zione sulla puntata di oggi. La figlia di Santina, in cerca di la­voro, ha appena inviato su FB il suo curriculum, un video piut­tosto osé sulle sue abilità. Pec­cato che l’abbia mandato pro­prio a Oscar, il capo dell’agen­zia dove lavora sua madre…
 

Shii la Wii per il gentil sesso.


14 Apr

Chi ha detto che nei videogiochi vige il maschilismo? Guarda che bella novità.

Fatalità – cover Gem Boy di Arisia


06 Apr

Fantastica!

Virtual Girlfriend. Finalmente il sogno è diventato realtà.


05 Mar

Una ragazza che fa tutto tutto quello che le chiedi. Sempre che lo capisca. Il sogno di ogni uomo ha preso vita a quest’indirizzo.

Oltre che “tits” e “strip” prova con “jump”, “doggy” e …

Il rap di Jon Lajoie


10 Feb

Un poeta segnalatomi da un altro poeta.
Show Me Your Genitals

Show Me Your Genitals 2: E=MC Vagina

Le 10 risse televisive in tv più belle


09 Jan

Ormai YouTube sa già cosa voglio e me lo suggerisce in prima pagina.

www.lucabartoli.info – BBLOG

The opinions expressed on this site are my own and do not necessarily represent those of my employer