Io, NeoNarciso

Manifesto dei metrosexual italiani scritto da Luca Bartoli per Numéro Beauté – aprile 2007. Storytelling & metrosexual.

“Io, NeoNarciso.”

Quando bello non basta.

La nuova vanità al maschile.

Verso la fine dell’ottocento Havelock Ellis, medico e psicologo, nel suo studio sull’autoerotismo definisce il narcisismo come una perversione sessuale in cui l’individuo fa di se stesso l’oggetto principale delle proprie pulsioni erotiche. Oggi in una società che definisce se stessa come ‘postmoderna’, quindi più moderna della stessa modernità, le cose si sono decisamente rovesciate. Medici e psicologi esaltano la masturbazione come precondizione di una sessualità felice mentre il narcisismo, privato della sua carica (auto)erotica, non è più una malattia. E se lo è, la cura è ancora ben lontana dall’essere scoperta.

Ma cosa significa oggi essere un narciso?

Narcisismo e neonarcisismo.

Per comprendere un fenomeno così attuale non possiamo di certo affidarci a trattati di psicopatologia o a rigide definizioni ‘da dizionario’ che tendono a enfatizzare la componente d’auto-ammirazione. Il narciso contemporaneo, in questo, stravolge completamente il mito narrato da Ovidio circa il bellissimo giovane condannato a innamorarsi della sua stessa immagine. Il neonarciso non passa il tempo celebrando agli altri la propria bellezza. Tutte le sue energie sono dirette al raggiungimento di un egoistico ed egocentrico desiderio di perfezione. E poiché quest’obiettivo è irraggiungibile per definizione, la sua vita è una lotta contro il tempo. Una compulsiva ricerca della novità, sia questa una dieta dai risultati miracolosi, un nuovo esercizio o l’ultima innovazione cosmetica appositamente pensata per lui.

La freneticità ha rovesciato il mito.

Perfetti si diventa?

È proprio il perfezionismo nella sua duplice valenza aspirazionale e nevrotica a fornirci, la chiave di lettura per comprendere il narciso del XXI secolo. Giudice implacabile di se stesso ed essere in perpetuo divenire, soddisfatto e orgoglioso della sua perenne insoddisfazione. Tanto ci sarà sempre un’area del proprio corpo da migliorare, un nuovo ideale da soddisfare e un ulteriore standard da raggiungere. L’identità del neonarciso è salva.

Il senso di mancanza diventa una bandiera.

 Edonismo e rivoluzione estetica.

All’inizio degli 80, dopo una ventina d’anni dalla loro nascita, si diffondono su larga scala le lampade a raggi UVA. La ricerca del piacere (e quindi del piacersi), imperante in quegli anni, è un motore inarrestabile. “Ormai abbiamo tutto, non resta che diventare belli”. La bellezza diventa status symbol. La bellezza è in vendita ed è alla portata di tutti. Centri estetici e solarium si affollano di donne e uomini uniti dal desiderio d’apparire più belli, diventando il teatro di questa rivoluzione. Una vera rottura col passato, se consideriamo che per secoli uomini e donne si sono presi cura di sé separatamente. Basta pensare alla distinzione, oggi ancora valida per certe fasce di popolazione, tra barbiere per lui e parrucchiere per lei.

L’ultima rivoluzione sessuale si compie con leggerezza.

 Tv e nuovi modelli.

Al di là del ruolo della pubblicità, che spesso più che innovare la società la rincorre, la televisione e in particolare il mondo delle serie televisive d’oltreoceano fanno di tutto per promuovere questi comportamenti sopratutto tra i più giovani. Si creano sex-symbol poco più che adolescenti per nulla imbarazzati nel prendersi cura di se stessi come, dove e quanto le proprie coetanee. Mike Seaver di Genitori in blue jeans, Zack Morris di Bayside school, per non parlare dell’intero cast maschile di Beverly Hills 90210, serie simbolo dei primi anni ’90. Ed è proprio nei dieci anni che precedono la fine del millennio che la tv mostra sempre più frequentemente uomini parzialmente o totalmente depilati, con grande gioia dei centri estetici che, cavalcando l’onda, offrono tariffe speciali ai loro nuovi clienti. Negli stessi anni nelle palestre di tutto il mondo si diffonde un nuovo ideale: il fitness. I corpi non sono più “mostruosi” come quelli dei bodybuider anni ’80, ma aggraziati, sinuosi e scolpiti a suon d’aerobica e cardio. Nei primi anni del nuovo millennio il cerchio si chiude: un numero crescente di trasmissioni e la fortunata serie Nip / Tuck puntano i riflettori sulla chirurgia estetica maschile: botulino, lipoaspirazioni ma non solo. Cade così l’ultima roccaforte riservata alle donne, ogni distinzione tra i generi è annullata.

La scatola che rende tutti schiavi ha liberato la bellezza. Per tutti.

 Il nuovo uomo sul grande schermo.

Anche il cinema fa la sua parte mostrandoci sempre più spesso divi ossessionati dal proprio aspetto non solo dietro la macchina da presa. Gli ’80 si aprono con Richard Gere e il suo American Gigolò, subito un punto di riferimento di un nuovo modo di essere uomo, lontano anni luce dai duri alla Bogart. Da lì a 20 anni il passaggio al narcisismo come mania è palpabile in American Psyco. Nella pellicola, il protagonista nell’evoluzione della sua follia è alle prese con maschere esfolianti, lettini solari e allenamenti ossessivi. Persino a casa nostra nel recente Saturno contro, Stefano Accorsi è alle prese con una crema per il contorno occhi, sotto lo sguardo incredulo della moglie, al secolo Margherita Buy.

Narciso è ormai uno di noi.

Il neonarcisismo tra virilità e omosessualità.

Ma come si relaziona il nuovo uomo con gli altri uomini e sopratutto come questi si relazionano a lui? I nostalgici del mito dell’uomo virile, quelli che mostrano con orgoglio il pelo sul petto e pensano che in fondo l’uomo “ha da puzzà”, lo guardano con sospetto. Ai loro occhi si tratta di una ‘mezza checca’ da etichettare e tenere a distanza. Per quanto riguarda i rapporti con il mondo omosessuale, i neonarcisi sono tutti, più o meno, consapevoli di avere uno stile di vita (oggi considerato) da gay. Alcuni ci scherzano su tranquillamente, mentre altri sentono ogni tanto il bisogno di mettere i puntini sulle ‘i’ e marcare la propria etero-identità.

Un’identità di frontiera.

I rapporti con l’altro sesso.

Quaranta anni di femminismo (o qualsiasi cosa fosse) sono, in parte, riusciti a demonizzare la ricerca di una bellezza fine a se stessa. Così, oggi una buona parte della popolazione femminile, se da un lato vive quasi con vergogna il bisogno di piacere e di piacersi, dall’altro condanna l’idea che un uomo si curi quanto o più di loro. Soprattutto, queste donne non accettano che lui lo faccia con orgoglio e alla luce del sole. L’unica difesa per preservare la propria autostima è mettere in dubbio la virilità di questi sedicenti nuovi uomini. L’invidia del pene si manifesta su altri oggetti di forma analoga, siano questi pinzette per le ciglia o rulli per la ceretta.

Fortunatamente per il neonarciso esiste tutta un’altra fascia di popolazione femminile che apprezza gli effetti di tanta cura e vanità. È una donna esteta, tendenzialmente più sicura di se stessa e della propria identità, che non si sente messa in discussione se il suo compagno le consiglia circa una crema o una dieta. Neanche se lui passa un po’ più tempo di lei nel bagno.
La bellezza ha sempre un prezzo.


Copywriter: Luca Bartoli
Cliente: RCS Media Group
Prodotto: Numéro Beauté
Articolo sul tema “Metrosessualità”

Sullo stesso tema: Da NeoNarciso a NeoSansone (Metrosessualità e capelli) e Giù le zampe dalla mia crema (Metrosessualità e cura delle mani)

Metrosexual

Metrosexual è un neologismo utilizzato per indicare uomini eterosessuali in genere provenienti da aree metropolitane (metro-) e caratterizzati da comportamenti vagamente simili a quelli femminili, essendo forti consumatori di cosmetica avanzata, praticanti il fitness, l’abbronzatura artificiale, la depilazione del corpo e altri trattamenti estetici o salutistici. Il termine metrosexual non è utilizzato per indicare la semplice vanità o il narcisismo, quanto la ricerca quasi ossessiva di un ideale di perfezione estetica che si reputa riconosciuto socialmente.

Il termine metrosexual è di uso giornalistico e non ha applicazione in ambito scientifico, né sociologico né psicologico. Si tratta di un calco della parola inglese metrosexual, un incrocio linguistico tra le parole metro(politan) e (hetero)sexual, che risale al 1994 per opera di Mark Simpson nel quotidiano britannico The Independent, sebbene la sua diffusione risalga ai primi anni 2000.

Secondo Niklas Luhmann i mass media, producendo di continuo nuove informazioni che rendono quasi immediatamente obsolete le precedenti, avrebbero un importante ruolo nella generazione e rinnovamento dei canoni di riferimento.

La generazione di questi canoni e la loro idealizzazione estrema, possono costituire una fonte di fatturato per l’industria, che a partire dagli anni 1990 offre uno spettro di prodotti dedicati alla cura del corpo maschile.

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Mani & metrosexual italiani

Giù le zampe dalla mia crema

Guida pratica per il nuovo uomo alla cura delle mani.

storytelling Luca Bartoli – Articolo pubblicato su Numéro Beauté novembre 2007

Tema: Cura delle mani dei metrosexual italiani

Dal pollice opponibile alla manicure.

Secondo Darwin il successo evolutivo dell’uomo ha origine nelle mani, nella capacità di opporre il pollice alle altre dita. Senza questa abilità sarebbero impossibili la maggior parte delle azioni quotidiane. Raggiunta la posizione eretta, nel corso dei secoli le mani hanno assunto diversi significati e persino una certa sacralità. Dalla chiromanzia all’imposizione delle mani, per guarire il corpo o per salvare l’anima. Dalla stigmate cristiana all’amputazione prevista per i ladri dalla legge coranica. Dalla ‘mano invisibile’, che in economia crea il benessere generale dalla somma degli interessi personali, all’inchiesta ‘Mani pulite’, fino al ‘fatto a mano’, segno distintivo che in un rigurgito anti(post)modernità contraddistingue i prodotti (industriali) di qualità superiore. Ma che valore hanno le mani per il singolo (nuovo) uomo?

Oggi più che mai, le mani sono potenti rivelatori sociali, più affidabili dei comuni status symbol (l’accessorio firmato può essere un ‘falso’, l’auto da sogno può essere un sogno preso a noleggio). Le mani dicono chi siamo (impronte digitali a parte) e cosa facciamo quotidianamente (spaccar legna o suonare il sassofono in una jazz band). Le mani incontrano e incantano, le mani seducono. Inevitabile quindi che il ‘nuovo uomo’, il nostro neonarciso, se ne voglia curare.

Da falegname ad agente segreto.

In attesa dell’arrivo massiccio di prodotti studiati appositamente per Lui, il nostro eroe deve abbandonare la trincea della mascolinità e partire in avanscoperta. Dopotutto, storicamente parlando, fino a ieri le mani le usava e basta (per cacciare, per raccogliere, per combattere e, infine, per costruire cose) e solo stamattina si è svegliato con l’irresistibile bisogno di prendersene cura. I rimedi ci sono, basta rubarli a nonne, sorelle e fidanzate varie. Il Santo Graal è a portata di mano.

La ricerca è iniziata, ma il non poter ammettere apertamente un così grande interesse per la “cura e il benessere delle proprie mani” (che persino scritto tra virgolette ha un suono decisamente poco virile) lo costringe a trasformarsi in uno 007 in incognito. Appostamenti in bagno, pedinamenti in profumeria, intercettazioni dall’estetista, scansione a raggi x del beauty case, ore e ore a trascrivere interminabili quanto soporifere conversazioni tra amiche.

Forzando il beauty del tesoro.

Lassù qualcuno lo ama o almeno gli dà una mano, e così la sua dedizione è premiata: accorgimenti, consigli, rimedi naturali e piante miracolose. Neonarciso non crederebbe ai propri occhi, se non stesse toccando con mano il suo tesoro. Per iniziare, qualche semplice accorgimento: ogni volta che si lavano le mani, è importante asciugarle bene, l’acqua potrebbe renderle ruvide, e subito dopo massaggiarle con una crema idratante. D’estate, crema protettiva sul dorso per evitare le rughe e d’inverno, oltre ai guanti, prodotti idratanti, nutrienti, antietà, antimacchia. E quando si usano i detersivi (amando così tanto sé stesso è molto probabile che neonarciso viva da solo) è sempre bene usare un paio di guanti di gomma foderati all’interno. Continuando a scavare nel forziere, ecco comparire i rimedi più naturali: massaggi con l’olio d’oliva e creme nutrienti da fare in casa. Ricette semplici, biologiche, quasi commestibili, come la crema per mani screpolate: lasciar fondere 4 cucchiai di burro di cacao, aggiungere 3 cucchiai d’olio di mandorle dolci e infine 5 cucchiai di succo di cetriolo. Mescolare con cura, raffreddare in frigo e buon appetito!

Salute e bellezza in punta di dita.

Le unghie non sono semplicemente un segno di bellezza, indice di amore e cura verso noi stessi, ma soprattutto un indicatore di salute. Quella parte di noi, che cresce ogni giorno di 0,1 mm, rivela eventuali disordini o carenze alimentari, ma anche disturbi e malattie da non trascurare. Un colorito pallido o giallo, fragilità, chiazze violacee o una pigmentazione simile a un ematoma sono campanelli d’allarme che meritano l’attenzione di un medico. Per tornare alla bellezza, anche per le unghie esistono rimedi ‘della nonna’ in grado di donar loro splendore in modo naturale. Bastano un cucchiaio di olio extravergine di oliva e uno di olio essenziale di limone, per avere un elisir di bellezza da applicare con un batuffolo di cotone. Tra le piante è l’equiseto, con il suo alto contenuto di silicio, il miglior rimineralizzante da integrare all’alimentazione. Alimentazione che non può trascurare, oltre al silicio, lo zolfo, la vitamina H, lo zinco e le proteine sulfonate.

Come fermare l’economia di autoconsumo.

Come sperimenta ogni bambino nei primi anni di vita, il corpo umano nasconde mille profumi e mille sapori. Crescendo però, l’estrazione di snack dalle cavità nasali e da altri parti del nostro organismo è censurata. A questo punto, comparando costi e benefici l’onicofagia, ovvero il rosicchiarsi le unghie, è una delle attività di autoconsumo meno interessanti: non offre un grande vantaggio in termini di gusto, i segni rimangono e il rischio di essere beccati sfiora il 100%. C’è chi lo fa per controllare l’ansia, chi in modo compulsivo, chi per sublimare in modo autolesionistico l’aggressività o per attirare l’attenzione. In ogni modo, implicazioni psicologiche incluse, non ci si fa una gran figura e neonarciso non vuole di certo tradire se stesso (anche se amandosi così tanto, sa che verrebbe perdonato senza passare neppure una notte a dormire sul divano). A soccorrerlo in farmacia, in erboristeria e in profumeria, prodotti e integratori per lenire la parte rovinata, e soprattutto oli per rendere sgradevole il sapore dell’unghia.
La storia è sempre la solita, per la bellezza c’è da rinunciare sempre a qualche peccato di gola.


Copywriter: Luca Bartoli
Agenzia: Freelance
Cliente: RCS Media Group
Prodotto: Numéro Beauté
Articolo sul tema “Metrosessualità e cura delle mani”

Sullo stesso tema: Io Neonarciso (Manifesto metrosexual italiani) e Da NeoNarciso a NeoSansone (Metrosessualità e capelli)

 

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Da NeoNarciso a NeoSansone

Metrosessualità e capelli.

Guida semiseria alla caduta dei capelli per il ‘nuovo uomo’.

“Da Neonarciso a  NeoSansone” storytelling di Luca Bartoli per Numéro Beauté – ottobre 2007


Dalle origini del mito alle cause del problema.

La Bibbia dedica quattro capitoli a Sansone, l’eroe leggendario che combatté i Filistei, uccise a mani nude un leone e cadde ingannato da una donna. Le Scritture narrano che fu Dalila, scoperto il suo segreto, a consegnarlo ai nemici, consigliando loro di tagliare le sue ‘sette trecce’, origine della sua forza.

La storia non ha fretta di cambiare. E mentre Venere continua a mietere più vittime di Bacco e Tabacco messi insieme, una fluente chioma resta un must per molti uomini, un autentico mito di virilità. Virilità che paradossalmente è il peggior nemico dei capelli, poichè è proprio il testosterone, il più maschile degli ormoni, la principale causa dell’alopecia androgenetica (nome scientifico della comune calvizia). In particolare, se proprio vogliamo andare a spaccare il capello, è la trasformazione dell’ormone in androstenedione a renderlo più fragile.

Della cute e del karma.

Origine e cause a parte, il ‘nuovo uomo’ o neonarciso (come lo abbiamo definito in precedenza) è consapevole, oggi come mai nella storia, che una folta criniera è il risultato di una cura e un’attenzione costante nel tempo. Una sorta di karma dell’estetica o, per rifarsi a modelli meno orientali, un “chi semina raccoglie” applicato a ogni cellula del nostro corpo. E quando si tratta di salute, cura o bellezza, la pubblicità sa essere maestra autorevole. Così, fin dagli anni ’80 non possiamo far finta di non sapere che “prevenire è meglio che curare” come ci ricordava continuamente un uomo in camice bianco. Sarà stata la semplicità del messaggio o il fascino di quell’uniforme, ma tutti sembrano averlo assimilato, come testimonia la maggior parte del milione e duecentomila risultati (solo in italiano) che si trovano accostando le parole ‘caduta’ e ‘capelli’ su un comune motore di ricerca. Una corsa nella rete a caccia di shampoo rivitalizzanti, integratori, impacchi, rimedi farmacologici prima di passare a quelli chirurgici, ai trapianti, agli autotrapianti e agli innesti. Prima che sia troppo tardi.

Non è mai troppo presto.

Prevenire, prevenire, prevenire. Il messaggio dei media riecheggia tra medici e televenditori, farmacisti e parrucchieri, dermatologi ed erboristi. E allora fin da teenager, addio a lacche, gel o simili, tanto in voga fino a qualche anno fa, meglio passare alle cere modellanti, considerate meno invasive. E poi, non più di due/tre lavaggi la settimana, per non sfibrare i nostri capelli, evviva le lozioni, sì al balsamo per proteggerli (forse il primo cosmetico ‘rubato’ all’universo femminile, prima di creme, cremine, esfolianti e antirughe). A seguire, sistemi di autovalutazione dello stato di salute dei nostri capelli: conteggio quotidiano, test del lavandino, tira-e-conta ecc. Il festival della prevenzione è solo all’inizio. E se proprio le cose non vanno per il verso giusto, ci sono sempre prodotti specifici per mascherare la calvizia in attesa di un miracolo. La posta in gioco è troppo alta, visto che per alcuni più che un difetto estetico o un segno del tempo, la calvizia è (testuali parole di uno delle centinaia di siti che trattano il problema) “una menomazione con ripercussioni psicologiche in grado di ridurre anche in modo considerevole il benessere complessivo della persona e quindi la sua qualità di vita”. In fondo, se quando ci vediamo bene ci sentiamo meglio, deve valere anche il contrario, no?

Miracoli in offerta speciale & affini.

Nella reclame quando non si usa l’autorità di un camice, di una ricerca o di un testimonial, si gioca a chi la dice più grossa: polveri magiche, impacchi traumaturgici, pillole della folta felicità, integratori reintegranti, parrucche intelligenti, paracadute follicolari, corsi d’addestramento per bulbi da difesa, innesti da battaglia. Il nostro neonarciso ormai neosansone, è confuso, allo sbando di fronte al progressivo diradarsi della sua chioma. Non sa più dove sbattere la testa: allo “Houston vi stiamo perdendo” si somma il “e se non facessi la scelta giusta” seguito dalla domanda “tutto questo stress si ripercuoterà negativamente sui miei già mortificati capelli?”. Una sorta di stress al cubo con contorno di disinformazione. Se il nostro eroe non si abbatte, qualche semplice ricerca, resa più facile dalla rete, può schiarirgli subito le idee. Basta saper accettare che i miracoli non esistono: il capello se ne è andato e non ritorna più. Escludendo la chirurgia, per molti troppo radicale, tra le soluzioni più interessanti incontriamo le, così dette, fiale anticaduta, che rinvigoriscono il capello ostacolando l’effetto indebolente dell’androstenedione. Chi le ha provate parla di una notevole riduzione dei caduti nel lavandino. Ci sono battaglie che si possono vincere e altre in cui è meglio limitare i danni.

L’importante è non arrendersi.

Rasati e contenti.

Talvolta però, la resa è inevitabile. Tanto vale farlo a testa alta, anziché calva. Negli ultimi 4/5 anni abbiamo assistito, così, al dilagare di una vera e propria epidemia. Dapprima pochi costretti dal fato infausto, poi i rasseganti che hanno deciso di fare le prove del Giorno del Giudizio, seguiti dagli ortodossi del “prevenire è meglio” e infine, quelli che l’hanno scelto per il gusto di scegliere, proprio perché non ne avevano alcuna necessità. Un contagio di dimensioni considerevoli, l’invasione dei rasati. Così mentre pochi estremisti si sono dati alla lametta, le vendite di rasoi elettrici regola-barba sono volate alle stelle. Il tutto naturalmente condito da un po’ di sana “coltivazione” mediatica (distorsione della realtà o semplice accelerazione di fenomeni già in essere portati alla ribalta) a suon di personaggi e sex symbol rigorosamente rasati. Bruce Willis, Fabio Cannavaro, fino ad arrivare all’icona del ‘nuovo uomo’ ipercurato e trendy, David Beckham.

In fondo si può essere belli anche senza capelli.


Copywriter: Luca Bartoli
Cliente: RCS Media Group
Prodotto: Numéro Beauté
Articolo sul tema “Metrosessualità e cura dei capelli”

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forchets-digital

forchets-digital

forchets–digital. bit ideas, big results.

Le idee sono digitali, binarie, 1 o 0, o funzionano o non funzionano.
Per questo è nata forchets–digital, la divisione non divisa di forchets.
forchets–digital si sviluppa ed opera soluzioni nel mondo delle nuove tecnologie, grazie alla forza delle idee.
Perché un’idea forte funzionerà sempre.



Web copywriting: Luca Bartoli
Agenzia/Cliente: Forchets, Milano
Prodotto: Forchets-digital
Sito webforchets digital

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Content Marketing

Dal content marketing al “seo content marketing”.

Scopri perché è il modo migliore per ottimizzare un sito.

Se stai pensando di utilizzare il content marketing per promuovere il tuo marchio o la tua azienda, innanzitutto ti faccio i miei complimenti: sei sulla strada giusta per battere i tuoi concorrenti in temini di business e per assicurarti un vantaggio attraverso i motori di ricerca. A questo punto puoi, leggerti l’articolo che segue – spero sia di tuo gradimento e che ti offra una risposta ai tuoi “content marketing cos’è?”, “si può fare content marketing in italiano?” – oppure, se vai di fretta, puoi scrivermi a lucabartoli@gmail.com e sarò ben lieto di risponderti personalmente.

Cos’è il content marketing?

content marketing[socialring]

Probabilmente una delle parole più di moda in questo momento sulla rete è content marketing. E sebbene si tratti dell’ultimo trend, l’idea è vecchia, molto più del web.

Definizione di content marketing.

Traduzione da wikipedia:

Content marketing è qualunque forma di marketing che implica la creazione, la condivisione e la pubblicazione di contenuti allo scopo di acquisire clienti. Questo genere di informazioni possono essere presentate attraverso una varietà di formati, incluse notizie, video, video, white papers, e-books, infografiche, case history, guide, domande, articoli di risposta, foto ecc. Il content marketing non è focalizzato sulla vendita (almeno non esplicitamente – annotazione mia), ma sul comunicare e informare consumatori e potenziali clienti. L’idea è di generare business e ispirare fedeltà da parte degli acquirenti attraverso un “consistente e continuo flusso di informazioni di valore”.

“Ok, ma quindi?” – non so te, ma è quello che mi chiedo sempre quando leggo cose del genere – “Come si traduce questa definizione di content marketing in pratica?” In pratica, se operi da un po’ di tempo in settore, se sai fare cose, se hai fatto cose, se hai delle competenze, sei seduto su una miniera d’oro. Ma ancora non lo sai.

Seo e contenuti.

Con il termine SEO (acronimo di Search Engine Optimization) o ottimizzazione (in italiano) si intendono tutte quelle attività finalizzate a migliorare il posizionamento di un sito nei risultati offerti dai motori di ricerca ai loro utenti. E come ben sai, più in alto esci, più visite ricevi (e non ricevono i tuoi concorrenti), più business puoi generare anche se non vendi nulla online. A grandi linee possiamo dividere queste pratiche in due:

  • ottimizzazione onpage (interna al sito), di cui l’aspetto più importante è il seo copywriting;
  • ottimizzazione offpage (all’esterno del sto), di cui l’aspetto più importante è il link building e per cui ti serve un seo specialist;

“Ma Luca, non stavamo parlando di content marketing?” è la domanda che ti può nascere spontanea. Ti rispondo subito: , ne stiamo ancora parlando e il content marketing è il miglior modo di avere link di qualità che spingano il tuo sito, in alto, in alto, molto in alto. Per questo preferisco parlare di…

Seo Content Marketing ovvero “link di qualità”.

seo content marketing [socialring]

Cercando online potresti trovare, o magari hai già trovato, complicate definizioni, roboanti affermazioni e disquisizioni certosine, che ti fanno perdere un sacco di tempo e non ti lasciano nulla. Non ho una personale definizione di seo content marketing, non voglio atteggiarmi a guru del web, voglio farti capire di cosa stiamo parlando, così magari mi contatti per il tuo content marketing. Per farlo ti ripropongo una metafora che ho usato durante una collaborazione con il titolare di un sito che andava a posizionarsi in un’arena molto agguerrita: “…contro tutti gli altri siti, non andremo a combattere solo col nostro. Ma con un arsenale di contenuti”. E questo “arsenale di contenuti” molto probabilmente ce l’hai già in tasca, per questo ti ho scritto prima “sei seduto su una miniera d’oro“. A questo punto, cosa ti serve per iniziare il tuo content marketing? Probabilmente, solo la persona giusta, magari un seo copywriter in grado di sviluppare una strategia di link building efficace… Molto piacere sono Luca, mi stai leggendo da un po’, e questa è la mia email: lucabartoli@gmail.com  A questo punto direi che dovresti avere un’idea di cosa intendo per “seo content marketing” e una serie di domande, relative al tuo caso, al tuo sito, alle keywords che vuoi conquistare e al tuo business. Scrivimi pure, la mia mail è sempre quella sopra. Ti lascio con…

Seo Content Marketing in azione.

Clicca sulle immagini per scoprire case history, obiettivi, soluzioni e risultati ottenuti.

La Scatola delle Emozioni per Tempo Box.

scatole delle emozioni

Il Carnevale più bello del mondo per Il Carnevale di Viareggio.

il carnevale piu bello del mondoLe Primarie del Gusto McFlurry per McDonald’s

primarie del gusto

Gioielli&Bijoux per Pepy&Menta

gioelli bijoux

 

Carnevale 2.0 per il Carnevale di Viareggio

Carnevale Viareggio Social Marketing

Discoteca 2.0 per La Bussola Versilia

Bussola Versilia Network

Come fare seo nel 2017.

Lo zoo di Google con Penguin, Panda, Tiger ecc. ha spaventato tanti esperti seo e sedicenti guru del web, declassandone molti a “ciarlatani della rete”. Ma come si fa a ottimizzazione un sito oggi? Quando lavoro, sia che si tratti di uno dei miei siti sia che si tratta di siti altrui, io seguo costantemente alcuni principi:

  • Il contenuto è e sarà sempre più importante;
  • Semplicità, semplicità, semplicità;
  • Più diversi sono i contenuti, meglio è;
  • La variabile tempo conta, che tradurrei con “troppo, troppo in fretta, puzza”
  • Anche il tuo tempo e il mio contano, principio che va in totale contrasto col precedente e tradurrei con “nessuno ha tempo da perdere”;
  • Non tirare troppo la corda: i link devono essere naturali;
  • I social network conteranno sempre di più;
  • Google non si frega e se lo fai e ti scopre, sei fottuto.
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SEO specialist

Seo specialist: come scegliere il migliore.

Se cerchi un seo specialist per il tuo sito, assicurati che sia un “seo specialist copywriter”.

Se sei alla ricerca di un consulente per ottimizzare un sito web legato alla tua attività attuale o a un progetto che stai per iniziare, quello stai per leggere può cambiare radicalmente i risultati che può ottenere in termini di visite al tuo sito e, soprattutto, di conversioni.

Leggere questa pagina e scoprire perché, se cerchi un seo specialist, ti conviene puntare su qualcuno che sia anche (e sopratutto) un seo copywriter ti richiederà alcuni minuti… forse li hai, forse no. In ogni caso, per migliorare le performance del tuo sito puoi scriveremi, anche adesso, a lucabartoli@gmail.com

Perché ogni sito ha bisogno di un seo specialist professionista?

SEO specialist

Siamo nel 2017, non nel 1999. Questo significa che “avere un sito” e “avere un sito su cui, in modo o nell’altro, chi è interessato a cosa proponi capiterà” non sono esattamente la stessa cosa. Anzi, non lo sono per niente. E se pensi che il tuo nome e cognome o il nome della tua azienda bastino, temo che tu sia rimasto ben più indietro del 1999.

Per assicurarti un flusso di visitatori tale da generare un numero consistente di conversioni (acquisti online, richieste di preventivo, prenotazioni, visite al tuo locale ecc) il tuo sito ha bisogno di uno specialista che lo faccia performare al meglio sui motori di ricerca: il seo specialist.

Non voglio annoiarti e sommergerti di dati, come la percentuale di italiani che cerca su Google prima di acquistare un prodotto o servizio (anche se poi non lo acquistano o prenotano online, ma lo fanno in maniera tradizionale)… perché se ti sei messo a cercare un seo specialist queste cose le sai già. E, soprattutto, perché come sa chi si occupa di motori di ricerca, l’originalità premia sempre: quindi qui non leggerai ciò che puoi trovare anche su altre pagine.

Cosa fa esattamente un seo specialist?

ruolo seo specialist

Anche questo probabilmente lo sai già e l’ultima cosa che voglio fare è annoiarti e annoiarmi io, per primo, scrivendo cose che potresti leggere su altri siti, decisamente meno originali. Ti riassumo la mia idea con una similitudine: “se il tuo sito fosse un atleta, il seo specialist sarebbe il suo allenatore”.
E un bravo coach:

  • analizza la situazione attuale, le performance attuali del tuo sito;
  • individua limiti e aree di miglioramento, si occupa di quegli aspetti che limitano i risultati e cosa, invece, possono assicurarti il successo;
  • allena giorno per giorno il suo atleta, migliorando con costanza le performance del tuo sito;
  • analizza i risultati raggiunti e modifica l’allenamento per far diventare i punti deboli forti e i punti forti fortissimi;

Il paragone dell’allenamento, mi permette anche di dirti che il lavoro deve essere consistente e costante, come i risultati. Stressare troppo un sito per la fretta o, ancora peggio, usare “trucchetti seo” che diano un boom di visite iniziale è la premessa di un infortunio o di una squalifica per doping. Doping che nel mondo seo si chiama “black hat” e porta inevitabilmente a penalizzazioni Google.

Già a questo punto, penso tu abbia elementi sufficienti a capire perché hai bisogno di un seo specialist. Scrivimi pure a lucabartoli@gmail.com per farti consigliare il migliore oppure continua a leggere per scoprire qual è.

Ho già un webmaster può farmi da seo specialist?

il web master non è un seo specialist

Onestamente dubito, sopratutto se è un bravo webmaster, perché il suo lavoro richiede competenze specifiche che coincidono poco con quelle di un seo specialist o di un seo copywriter. Calcola che il 99% del lavoro di un webmaster è sul tuo sito, il 90% del lavoro di un seo specialist è fuori dal sito.

Oltretutto, puoi risponderti da solo: se il tuo sito non performa come vorresti e, se sei finito su questa pagina cercando un seo specialist, significa che stai cercando qualcosa (o qualcuno) di più… perché insistere con chi ti ha costruito il sito, ma non ti ha fatto raggiungere i risultati che vuoi?

Detto questo, webmaster e seo specialist possono e devono lavorare insieme e coordinarsi. Anche se hanno obiettivi personali ben diversi: uno vuole che il sito sia “bello” per mostrarlo nel suo portfolio dal titolo “guardate come sono bello a fare i siti”, l’altro vuole che il tuo sito performi al meglio, perché sa che se non ti porta risultati “costanti e consistenti” tutti i mesi, qualche mese e andrai a cercarti un altro seo specialist.
A te scegliere chi fa di più i tuoi interessi…

Ok, mi serve un seo specialist ma perché deve essere anche un seo copywriter?

miglior seo specialist

L’aspetto più trascurato dai webmaster e dalla maggior parte dei seo specialist sono i testi.
Se, per caso, è anche l’aspetto più trascurato del tuo sito attuale, continua a leggere con la massima attenzione, oppure scrivimi a  lucabartoli@gmail.com se proprio non riesci a fare diversamente.

Dicevamo che i testi sono l’aspetto meno curato della maggior parte dei siti, eppure l’esperienza di internauti e googolatori ci insegna che per i motori contano più di tanti altri aspetti. Ma a pensarci bene anche per gli utenti, che trascurano gli aspetti grafici e “scansionano” velocemente il testo alla ricerca delle “informazioni” che cercano. Il webmaster e il seo specialist lo sanno, ma “non sentendosi scrittori”, spesso trascurano questo aspetto. Se sono onesti ti invitano ad affidarti a un copywriter professionista o, ancora meglio, a un seo copywriter. Ma pochi sono così onesti, di fronte al tuo “Me li scrivo da solo… in fondo chi conosce il mio prodotto meglio di me”, da dirti “Stai facendo una c*zzata che comprometterà i tuoi risultati del tuo sito da qui all’eternità” e invece la stai facendo.

L’importanza dei testi per i motori di ricerca.

copywriter wikipedia

Per capire l’importanza dei testi, prova a pensare a quante volte hai trovato una pagina ricca di testo di Wikipedia ai primi posti di Google per keywords molto competitive? E quante volte avresti voluto ci fosse il tuo sito al posto di Wikipedia?
Ecco quello è il posto che Google riserva ai testi che gli piacciono. Questo perché Google è un lettore avido e ama i testi molto lunghi, originali, ben strutturati e che prevedono vari livelli di lettura.

E solo un seo copywriter può assicurarti testi davvero originali, ricchi e in grado di presentare i tuoi prodotti e servizi al meglio. Il resto è copiaincolla da una brochure – nella migliore delle ipotesi – o da altri siti indicizzati meglio del tuo e che resteranno tali.

Ora immagina che questa originalità non sia usata solo all’interno del tuo sito ma ovunque nella rete per “spingerti” verso le prime posizioni, realizzando così un seo copywriting link building. Ed ecco spiegato perché quello che ti serve è un seo specialist copywriter.

seo specialist link building

Chiaro, ma un seo specialist copywriter può aiutarmi a “vendere di più”?

Eccoci al punto: le visite al tuo sito sono solo un “obiettivo intermedio”, quello che conta sono le conversioni (acquisti online, richieste di preventivo, prenotazioni, visite al tuo locale ecc) e per queste ti servono le persone. I motori di ricerca sono indispendabili ma non sufficienti ad assicurarti il successo del tuo sito.

Il successo del tuo sito, come della tua attività, dipende e dipenderà sempre dalle persone.

Un seo specialist copywriter, ha chiaro il quadro d’insieme e opera su più fronti:

  • crea contenuti originali, ricchi e ben strutturati (seo copywriting) e può consigliare a te e al tuo webmaster come inserirli in una cornice più performante (ottimizzazione onpage);
  • conosce le tecniche per convincere i motori di ricerca che il tuo sito ha qualcosa in più di quelli che concorrono sulla stessa keyword (ottimizzazione offpage);
  • una volta arrivati sul tuo sito attraverso i motori, sa come convincere le persone che il tuo prodotto ha qualcosa in più di quelli della concorrenza (copywriting);

In pratica solo con un seo specialist copywriter ti assicuri un tutto quello di cui hai bisogno e hai la certezza che tutto sia perfettamente coordinato.

Vuoi un sito persuasivo, convincente e ottimizzato, sia internamente sia esternamente, attraverso contenuti altrettanto, persuasivi e convincenti? Contatta subito il tuo seo specialist copywriter. Ne conosco uno che fa per te: scrivimi pure a lucabartoli@gmail.com che te lo consiglio.

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Monolocale Milano in affitto

Monolocale in affitto a Milano. NO AGENZIA

La libertà ha un prezzo: 600 euro al mese + 70 euro di spese.

Può seo copywriting farti affittare un monolocale a Milano?

monolocale a milano affitto

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Forse non sono sufficienti ad assicurarti la felicità, ma se abiti a Milano, ti bastano poco meno di 700 euro (spese incluse) per vivere da solo/a in un monolocale con soppalco.

E, a costo di passare da misantropo, te lo scrivo: vivere da soli rende più liberi, quindi più felici.
Ma perché te lo scrivo?

--- AggiornamentO: Attualmente affittato.

Affitto monolocale a Milano con soppalco (se ti fa sentire più figo/a chiamalo pure “mini-loft”, il prezzo non cambia) a 600 euro affitto + 70 di spese comprensive del riscaldamento. No agenzia.

Per ulteriori informazioni e per vederlo coi tuoi occhi, scrivimi pure a lucabartoli@gmail.com o contattami al 347.477.477.2 (solo SMS o WhatsApp, NO TELEFONATE).

monolocale a milano zona giorno

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Abitare a Milano in un monolocale con soppalco.

Dopo questa doverosa interruzione di servizio (per non dire pubblicitaria), riprendiamo il discorso. Stavamo parlando di libertà e felicità e avevo appena affermato che le due sono connesse e che, se abiti a Milano, bastano 600 Euro (+70 euro di spese) per averle entrambe in un monolocale con soppalco.

Non posso generalizzare ma ti assicuro che, per me, passare da vivere in camera singola in un appartamento a Milano condiviso con un’altra persona (anche simpatica) a vivere da solo in un monolocale con soppalco ha significato la libertà, quindi la felicità.
E, praticamente, allo stesso prezzo.

appartamento monolocale milano

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Abitare con uno o più coinquilini può essere una bella esperienza, una figata se trovi i coinquilini giusti. Ma diciamocelo, la vita nella “city of sbatty” non è figa come quella della serie Friends.

E spesso quando torni a casa dal lavoro, dopo una giornata di scadenze ravvicinate e riunioni interminabili, mail che iniziano con URGENTE e si concludono con ASAP, colleghi, clienti e fornitori, l’ultima cosa che vuoi vedere è altri esseri umani.

Anche perché gli amici te li scegli, i coinquilini non ti ricordi perché li hai scelti. Magari ti ispiravano fiducia all’inizio, ma se stai leggendo questa pagina significa che sei alla ricerca di un “monolocale in affitto a Milano” senza coinquilini. Quindi o l’hanno ampiamente delusa o non stai prendendo neppure in considerazione l’idea di andare a vivere con altri esseri umani.

monolocale milano design

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In entrambi i casi sei sulla strada verso la libertà assoluta: poter fare assolutamente quello che ti pare, almeno quando sai a casa. Che poi è una definizione corretta di “sentirsi a casa”.

Vuoi lasciare i piatti nel lavandino e aspettare che si lavino da soli? Puoi.
Vuoi tenere la casa pulitissima, detergendo ogni millimetro con la certezza assoluta che nessuno lo sporcherà? Puoi.
Vuoi invitare amici tutte le sere? Puoi.
Vuoi nascondere mine anti-uomo di cui solo tu conosci l’esatta ubicazione e vivere barricato/a in casa? Puoi.

monolocale milano palazzo signorile

In pratica quando vivi da solo puoi fare quello che ti pare, almeno in casa tua. E scegliere di farlo in un monolocale in affitto la rende una scelta economicamente sostenibile, anche a Milano: 600 euro a mese (+ 70 di spese comprensive del riscaldamento).
Se questa non è la felicità?

Ora che abbiamo chiari entrambi quali sono e quanto valgono i vantaggi del vivere da soli in un monolocale a Milano passiamo alla casa.

monolocale milano con televisione

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Il monolocale in affitto.

Zona e collegamenti.

vivere in giambellino a milano

Il monolocale si trova in via Giambellino (la parallela di via Savona e via Lorenteggio) a circa 1 km da Piazza Napoli. È collegato attraverso il tram 14 alle stazioni della metropolitana verde (M2) S.Agostino e Porta Genova, alle Colonne di San Lorenzo, a via Torino (una delle principali vie dello shopping milanese), al Duomo, a Brera, all’Arena/Parco Sempione, al quartiere China Town (via Paolo Sarpi) e al Cimitero Maggiore. Se lavori/graviti intorno a una di queste zone non fartelo scappare.

tram 14 milano

Quando sarà pronta, inoltre, sarà vicinissimo alla fermata Piazza Frattini della Metropolitana M4 (la blu), ma temo sia presto parlarne già adesso.

Servizi.

monolocale a milano

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Nelle immediate vicinanze (quindi facendo due passi) si trovano:

  • 4 supermercati
  • Ufficio postale
  • Svariate banche/bancomat
  • 2 parchetti comunali
  • Naviglio pedonale per fare jogging
  • Scuola/seggio elettorale

Per non parlare di ristoranti, pizzerie, bar, parrucchieri e tutto quello che puoi trovare in una zona residenziale/popolare.

monolocale a milano con soppalco

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Spazio, sicurezza e privacy.

Il monolocale di 32 metri quadri + soppalco, ha il soffitto alto oltre 4 metri. Questo significa che, a meno che tu non giochi a basket, potrai stare comodamente in piedi sia sopra che sotto il soppalco.

L’altezza deriva dal fatto che si trova a piano terra e la sicurezza è garantita da 2 porte blindate (una verso l’ingresso del palazzo e une verso il cortile), dalle inferriate alle finestre rivolte verso il cortile e dalla telecamera di sicurezza nell’atrio del palazzo.

La privacy è garantita dall’essere l’unico immobile abitato del suo piano e per aumentarla, oltre alle tapparelle, sono stati installati vetri opachi alle ampie finestre.

Stile e arredamento.

monolocale milano ristrutturatomonolocale milano nuovo

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Come vedi dalle foto, il bagno è stato completamente ristrutturato, mentre l’arredamento che ottimizza gli spazi, le rifiniture come il pavimento in vinile e particolari come l’effetto “mattoni a vista” dietro il divano o il muro dietro al letto rosso (come il soppalco e il divano) definiscono uno stile originale e contemporaneo che ben si accompagna alla tipologia d’immobile.

monolocale milano muro effetto mattone

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Il monolocale viene affittato completo di:

  • piano cucina Miele e pensili Ikea coordinati
  • arredi completi del bagno
  • tavolo alto con 2 sgabelli in casa e altri 2 per gli ospiti in cantina
  • scarpiera a specchio
  • armandio 4 ante
  • divano x 2 trasformabile in letto a 1 piazza e mezzo
  • tavolino uso comodino accanto al divano
  • grande libreria
  • lavatrice Samsung 7 kg (1 bucato a settimana è normalmente sufficiente per abbigliamento di 1 persona + biancheria letto)
  • ventilatore a 5 velocità sul soffitto
  • mobile tv
  • tv 32” Samsung schermo piatto
  • letto a 1 piazza e mezzo con doghe in legno nel soppalco

monolocale a milano zona letto soppalcata

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Il soppalco è uno principali punti di forza. A parità di metratura (a Milano si affittano anche monolocali più piccoli di 32 mq, talvolta anche a prezzi superiori) il soppalco separa fisicamente e visivamente la zona notte dalla zona giorno, offrendo la sensazione di non “vivere in unico ambiente”. Principale limite dei monolocali a Milano, come in qualunque altra città.

monolocale milano con soppalco

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Il riscaldamento centralizzato è diffuso dal pavimento.

Spese.

Le spese relative al riscaldamento, pulizia spazi in comune, acqua, sicurezza garantita dalla telecamere ecc sono già incluse nei 70 di spese. Particolare attenzione è stata data al risparmio elettrico, con sistemi di illuminazione a risparmio energetico. La bolletta dell’A2A (esclusa da quanto sopra indicato) comprensiva anche della spesa relativa al riscaldamento dell’acqua e alla cucina (le piastre sono elettriche) è solitamente intorno ai 20 euro mensili. Non c’è bolletta del gas.

Il monolocale in affitto a Milano che non puoi lasciarti scappare.

monolocale milano spazi

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Direi che ormai i vantaggi, la zona, i servizi più vicini e l’immobile sono stati ampiamente illustrati, quindi te lo ripeto:

AFFITTO MONOLOCALE A MILANO CON SOPPALCO A 600 EURO AFFITTO + 70 DI SPESE COMPRENSIVE DEL RISCALDAMENTO.

Classe energetica da definire.

Per ulteriori informazioni e per vederlo coi tuoi occhi, scrivimi pure a lucabartoli@gmail.com o contattami al 347.477.477.2 (solo SMS o WhatsApp, NO TELEFONATE).

monolocale milano con ventilatore

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Copywriter Intervista

Articolo apparso nel settembre 2015 su http://blog.keliweb.it/2015/09/da-copywriter-a-seo-copywriter/

Da copywriter a SEO copywriter.

copywriter

Copywriting e SEO: due sistemi distinti con un pianeta in comune.

DUE CHIACCHIERE PARLANDO DI TESTI E OTTIMIZZAZIONE, PASSANDO DALLE GARE DI RUTTI ALL’EGO DI CHI SCRIVE, DENIGRANDO LA VOCE “CHI SIAMO” ED ESALTANDO L’ORIGINALITÀ. NON SOLO DEI CONTENUTI.

Rieccoci con la nostra rubrica del martedì, il giorno in cui diamo voce ai professionisti del web, pronti a svelarci alcuni dei loro segreti per essere sempre al top della considerazione dei vari settori. Finora abbiamo avuto il piacere di intervistare personaggi di grande spessore come Benedetto MotisiPasquale GangemiLisa De LeonardisJacopo Matteuzzi e tanti altri, tutti grandi specialisti della SEO e del web marketing in generale.

L’ospite di questa settimana è Luca Bartoli, di professione copywriter, ruolo chiave di tutte le aziende online, professione che forse non gode ancora della giusta considerazione. Essendo probabilmente il miglior SEO copywriter in circolazione (ce lo confermano i risultati di ricerca di Google), abbiamo pensato bene di focalizzare la nostra attenzione su questo aspetto molto importante per la promozione e la pubblicità delle aziende sul web.

  • Buongiorno Luca e benvenuto sul nostro blog. Cominciamo con la più classica delle domande: quando hai iniziato a occuparti di quello di cui ti occupi? In soldoni, quando e com’è nata la tua passione per il web e per il copywriting?

Era il 2006 – abbastanza classico come inizio, no? – ed ero stagista copywriter in una piccola agenzia pubblicitaria a Milano. Poiché nel mio lavoro avevo parecchi tempi morti, un mio collega con un po’ più di esperienza mi suggerì di aprirmi un blog “per cazzeggiare tra un progetto e l’altro”. Scelsi il più banale degli url (sinceramente manco sapevo che si chiamasse url): www.ilmionomecognome.ilprimodominiodisponibile
Lo aprii, scrissi il primo post e mi misi a fare dell’altro.

 

IL GIORNO DOPO GOOGOLAI IL MIO NOME E COGNOME, MA CON MIO GRANDE STUPORE E UN PIZZICO DI DISPIACERE NON MI TROVAI. INCREDIBILE, VERO?

Neppure il giorno successivo e quello dopo ancora. All’epoca ero l’ultimo arrivato e c’erano altri “Luca Bartoli” più famosi di me sul web. Tra questi un personaggio televisivo interpretato da Sebastiano Somma e, soprattutto, uno dei campioni di Ruttosound, specialista nel “Rutto di potenza”. Al di là di quanto mi lusingasse questa omonimia, loro e tutti i vari Luca Bartoli presenti sul web erano i primi concorrenti da battere e io avevo la mia prima serp da scalare.

Non avevo risorse per farlo. Il mio “stipendio” da stagista copywriter pubblicitario era qualcosa d’imbarazzante (ben più basso dell’affitto della mia camera, in appartamento condiviso, a Milano. E non vivevo in Montenapo). Poi non avrebbe avuto senso investire in un blog nato per cazzeggiare. Però avevo tempo “tra un progetto e l’altro” (ormai un lontano ricordo), voglia di fare, di imparare e di creare contenuti originali.

COSÌ HO INIZIATO DA AUTODIDATTA.

Come tutti i grandi geni e i peggiori spilorci, consapevole di appartenere più alla seconda categoria che alla prima.

  • Nel tuo portfolio sono presenti molte esperienze come copywriter, soprattutto con grandi aziende. Pensi che questo tipo di professione abbia il giusto apprezzamento da parte degli “addetti ai lavori” o pensi che la figura del copywriter sia guardata con un po di indifferenza dai più?

Distinguiamo: i marchi di cui trovi campagne nel mio portfolio online fanno parte di grandi aziende che si rivolgono ad agenzie pubblicitarie internazionali o nazionali per avere campagne d’impatto e memorabili.

CHI SI OCCUPA DELLA COMUNICAZIONE IN QUESTE GRANDI AZIENDE È PERFETTAMENTE CONSAPEVOLE DEL PESO DEL COPYWRITING.

Sa che una head, un claim e un payoff possono fare un’enorme differenza. La differenza tra un successo commerciale e un budget gettato al vento. Eventualità che solitamente fa tremare sedie e scrivanie.

Se scendiamo invece a livello di medie imprese, è probabile che queste abbiano meno cultura della comunicazione. Quindi che ignorino il valore aggiunto che un copywriter professionista può dare a loro e alla loro azienda. Se scendiamo ulteriormente a livello di piccole aziende, quelle che magari puntano sul web “perché è un po’ come fare pubblicità ma costa meno”, si aprono scenari testuali improbabili, con siti che vengono visitati solo dai titolari e dai parenti degli stessi. Nemmeno tutti, a dire la verità.
Come riconoscerli? Con un buon margine di approssimazione posso dirti che:

SE C’È SCRITTO “CHI SIAMO”, ALLORA NON CI SIAMO. “NCS” COME DICEVA IL MITICO DOGUI.

  • Scrivere contenuti per il web non è così semplice come possa apparire a una prima occhiata. Quali sono le qualità che secondo te deve avere un copywriter per riuscire a sviluppare bene il proprio lavoro?

Direi che non è semplice per niente. Ma in generale lo è lo scrivere per gli altri, soprattutto in ambito commerciale. Non è una questione di tecnica, il limite è psicologico. Esiste una sorta di “narcisismo dello scrittore”, sentimento lecito e legittimo, probabilmente all’origine delle più grandi opere testuali dell’umanità, Bibbia inclusa.

MA IN AMBITO COMMERCIALE E, SOPRATTUTTO, NEL WEB NESSUNO TI LEGGE PER IL GUSTO DI LEGGERTI E A NESSUNO FREGA DI CHI SEI, ANZI DI CHI PENSI DI ESSERE.

Arrivano a leggerti perché stavano cercando qualcosa o perché hanno cliccato da qualche parte. Hanno bisogni spesso inespressi, sogni inconfessati e inconfessabili, aspettative che non puoi disattendere e poco, pochissimo tempo. Annoiali e scapperanno. Rendigli complicato seguirti e ti abbandoneranno. Parlagli di qualcosa che non gli interessa e ti saluteranno. Raccontagli “Chi siamo” e non li vedrai mai più.
Al contrario, dagli quello che vogliono nel momento esatto in cui lo vogliono e sono disposti a darti tutto quello che gli chiedi, senza cercare se qualcun altro può offrirgli un prezzo migliore. In fondo gli stai facendo risparmiare tempo e il tempo è più raro e prezioso del denaro.

Il più grande limite di chi scrive sul web è l’Ego: va messo da parte, frustrato e frustato ogni volta che fa capolino dietro a un roboante aggettivo o una raffinata scelta verbale (almeno finché qualcuno non ti chiede un’intervista).

LA PIÙ GRANDE QUALITÀ, INVECE, È L’EMPATIA.

Saperti mettere nei panni di chi ti legge, dimenticandoti chi sei, da dove vieni, cosa hai fatto e concentrandoti su chi ti sta leggendo, su cosa vuole, su perché è venuto lì da te e su cosa puoi fare tu (o l’azienda per cui stai scrivendo) per lui.

SOPRATTUTTO SUL WEB, IL COPYWRITER NON È UNO SCRITTORE. È UN VENDITORE.

Purtroppo le parole della pubblicità sono ingannevoli e ci sono copywriter convinti di essere writer e art director convinti di essere un po’ artisti. Io per non confondermi ho una foto di Giorgio Mastrota sulla scrivania. Il copy è un venditore che non può sfruttare nient’altro che le parole scritte. Briciole di persuasione che, una dopo l’altra, devono portare dall’attenzione all’interesse… dal pensiero all’acquisto (o prenotazione o richiesta d’informazioni o di una prova ecc.) A nessun venditore interessa sentirsi dire quanto è bravo, figuriamoci mostrarlo, vuole vendere ed è solo questo che fa la differenza per lui: o vendi o niente, successo o insuccesso, pagnotta guadagnata o stasera si digiuna, 100% o 0. Molto digitale, vero?

  • Per quel che riguarda l’ottimizzazione di un testo per i motori di ricerca, il cosiddetto SEO Copywriting, come pensi si possa trovare il giusto equilibrio tra un testo che possa risultare accattivante per i lettori e valido “agli occhi” di Google?

Come scritto all’inizio dell’articolo, copywriting e SEO sono due sistemi – aggiungo “solari” – distinti con un pianeta in comune.

IN QUESTO PIANETA, VISITATORI UMANI E SPIDER DEI MOTORI DI RICERCA CONVIVONO PACIFICAMENTE.

Si sono perfettamente integrati e hanno dato vita persino a qualche famiglia “mista”. Inevitabile che sia in atto una certa omologazione. Gli spider sono diventati più intelligenti (non li si frega più tanto facilmente) e i lettori sembrano aver imparato a scansionare le pagine anziché leggerle.

Uscendo dalla metafora, che dopo un po’ mi ha già annoiato, personalmente considero Google come uno dei lettori. Un lettore che ha poco tempo ma pretende di capire tutto, è abbastanza superficiale ma vuole una trattazione approfondita, vuole essere aiutato con titoli ricorrenti, paragrafi monotematici, parole in enfasi ed è, comunque, pronto a distrarsi appena gliene si da la possibilità o una scusa.

INSOMMA, COME LETTORE GOOGLE È UN AUTENTICO ROMPIPALLE.

Però, a pensarci bene, non è che io sia un lettore tanto diverso. Dici che è colpa dello spider con cui mi vedo da qualche mese? È iniziata così, come una cosa non impegnativa e invece mi ha già fatto conoscere i suoi.

  • Sei considerato uno dei migliori copywriter in circolazione, prova ne è il fatto che nei risultati di Google alle voci “copywriter” e “seo copywriter” compari lassù in cima nella prima pagina. Citando un grande film con Michael J. Fox ti chiedo: qual è il segreto del tuo successo?

A parte mia madre non conosco nessun altro che mi consideri “uno dei migliori copywriter in circolazione”. Già mio fratello sostiene che “Quella bionda che lavora con te fa gli slogan più belli”. Comunque grazie, quanto ti devo per averlo scritto?

Circa i “risultati nei risultati” (vedi, come copy sono abbastanza banale, direi quasi anni 80) la mia fortuna sul web è essere partito dalla scrittura, essere passato dal blogging e dopo aver imparato i tecnicismi del SEO copywriting.

COPYWRITER, BLOGGER E SEO ALL’INIZIO LITIGAVANO, ORA SCRIVONO A SEI MANI. PIÙ PER PIGRIZIA CHE PERCHÉ VADANO SINCERAMENTE D’ACCORDO.

Al contrario mi sembra che il mercato attuale offra: SEO expert che si cimentano nella scrittura con poca convinzione e ancora meno originalità, scrittori che non sanno e non vogliono celare le loro aspirazioni da romanziere e blogger poco inclini alle questioni SEO.

Quindi ti direi che non c’è nessun segreto dietro a questa fortuna (“successo” è un participio passato di cui si abusa un po’ troppo). L’origine di questa mia fortuna è semplicemente la mia singolarità e a Google piacciono le cose singolari. Se non ci credi, cerca “donna con tre tette”.

  • Cosa ne pensi dei giovani copywriter che tentano di farsi strada nel mondo del web? Puoi indicarci dei nomi di alcune giovani promesse del settore?

Penso che facciano bene, se qualcuno ci riuscisse è pregato di spiegarmi come si fa. Comunque il concetto di “giovane” in Italia è iper-esteso: ci sentiamo “giovani” fino a 40 anni. Quindi in teoria ci rientro anch’io, rughe nella foto che ti ho mandato a parte (se gli dai un colpo di photoshop, grazie). E poi alle promesse dei copywriter, come di qualunque professionista della comunicazione, ho imparato a non credere.

  • Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un articolo in cui abbiamo messo in risalto l’importanza dello Storytelling, l’arte della narrazione inclusa in una strategia aziendale. Pensi che questo tipo di approccio possa essere valido per tutti i tipi di aziende? Come possiamo legare bene l’aspetto creativo a quelle che sono le regole per scrivere dei post che possano garantire una scalata delle SERP di Google?

In teoria sì: l’approccio storytelling può essere valido per ogni azienda.

PERCHÉ OGNI AZIENDA HA ALMENO UNA STORIA DA RACCONTARE.

Il problema è in pratica: raramente qualcuno vuole sentirla. Motivo per cui “Chi siamo” è la voce meno cliccata di ogni sito.

NON BASTA AVERE UNA STORIA, VA RESA RILEVANTE, INTERESSANTE E PIACEVOLE PER IL PUBBLICO.

Ed è qui che entra in campo la creatività, il cui principale compito è contrastare, o almeno nascondere, l’intento auto-celebrativo che ha spinto qualcuno, per uscire da una riunione estenuante, ad alzare la mano e dire “E se facessimo uno storytelling?” ricevendo l’approvazione di chi ha preferito sorridere, rispetto a chiedere legittimante “cavolo vuol dire storytelling?”. Forse anche qui entra in gioco l’Ego: sul lavoro abbiamo tutti paura di ammettere “Scusa, non ho capito”.

CIRCA LE RIPERCUSSIONI SEO, LO STORYTELLING PUÒ ESSERE MOLTO POTENTE.

Perché una produzione costante e continua di contenuti originali, se la sai ottimizzare, è la più grande risorsa disponibile per valorizzare un sito (o un brand) agli occhi dei motori di ricerca. Almeno secondo me.

Anni fa per un’azienda che vende fazzoletti abbiamo dato vita a un esperimento in quest’ambito. Il progetto si chiamava La scatola delle emozioni e ruotava intorno a un blog dedicato ai “film strappalacrime”. Avevamo persino creato il personaggio che firmava ogni pezzo: Cristina Cry, un nome un programma. Grazie all’originalità dell’approccio e a un lavoro di SEO copywriting costante, in poche settimane siamo riusciti a scalare le serp più rilevanti in ambito cinematografico, posizionando il prodotto come “lo sponsor ufficiale delle emozioni davanti allo schermo”.

  • Ultima cosa: un tuo consiglio da parte tua verso coloro che tentano di farsi strada nella tua stessa professione.

In generale consiglierei a qualunque aspirante creativo, e soprattutto a chi vuol fare il copywriter, di farsi un’esperienza di vendita. Si tratti di fare il rappresentate, il venditore porta a porta di enciclopedie o aspirapolvere, il commesso (a provvigioni) o il PR in discoteca, ma anche il promoter in fiera. Purtroppo camerieri e baristi in Italia non hanno percentuali sul servito, quindi sono più operai dell’industria eno-gastronomica che venditori. A ogni modo, i vantaggi di questa esperienza di vendita sono almeno tre:

  • impari a considerare la comunicazione non come fine a se stessa, ma come un supporto alla vendita (perché è così che la concepiscono le aziende che investono in comunicazione)
  • sviluppi skills che non puoi apprendere diversamente, inclusa una certa fame (o avidità) e una disincantata concretezza
  • se ti va male come creativo, hai un piano B che tutto sommato…

Non si può dire che l’ospite di questa settimana non si sia fatto notare, oltre che per la competenza, per una certa “singolarità” come l’ha definita lui. Ringraziamo dunque il nostro ospite per la sua disponibilità. Buon lavoro, Luca!

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Seo copywriting per un Copywriting portfolio

Luca Bartoli, copywriter e seo copywriter.

Obiettivo: dare al mio personale copywriting portfolio il massimo della visibilità.

Mezzi: utilizzo di tecniche avanzate di ottimizzazione + copywriting, link building, content marketing, social marketing ecc.

Risultati.

2° e 3° posizione organica per “copywriter” (appena dopo Wikipedia)

copywriter

2° posizione organica per “copy writer” (appena dopo Wikipedia)

copy writer 1° posizione organica per “seo copywriter

seo copywriter

1° posizione organica per “diventare copywriter

diventare copywriter

1° posizione organica per “italian copywriter

italian copywriter

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Claude C. Hopkins

Diventare copywriter: le lezioni di Hopkins.

Perché si fa pubblicità? Peché piace alla gente? Cazzata, la gente cambia canale quando vede la pubblicità. Perché i pubblicitari hanno bisogno di lavorare? Per quanto vero, questa non può essere la spiegazione. La pubblicità si fa per vendere.
Su questo non aveva dubbi Claude C. Hopkins padre, della pubblicità hardselling. Copywriter di successo agli inizi del’900, definito “il più grande creatore di pubblicità che abbia mai praticato quest’arte” dallo stesso David Ogilvy, nel 1923 ha scritto il primo manuale di pubblicità moderna “Scientific Advertising” una sorta di corso di copywriting.


Il padre della “pubblicità moderna”: Claude C. Hopkins.

Con la sua vita, con le sue intuizioni e idee, Hopkins ha letteralmente fondato la pubblicità come la conosciamo oggi. Suo è il merito di aver dimostrato l’efficacia in termini di vendite degli eventi, della formula “soddisfatti o rimborsati”, dei farmacisti, dei campioni omaggio, della bellezza come promessa e di molte altre pratiche e tecniche.

Il potere dei campioni omaggio.

[socialring]Ma andiamo con ordine: dopo la scuola di commercio in Michigan, che definisce “frustrante e inutile”, Hopkins entra come contabile in un’impresa che vende arnesi per pulire i tappeti. Qui ha la sua prima occasione come pubblicitario: le feste natalizie si avvicinano e gli viene in mente di promuovere la sua azienda offrendo in omaggio a ciascun commerciante una spazzola e invitandolo a esporre in negozio il cartello pubblicitario “il re dei regali di Natale“. L’iniziativa ha un ottimo successo e Hopkins inizia così la sua carriera in pubblicità.

IL POTERE DEgli eventi.

Entra ufficialmente come pubblicitario alla Swift, una ditta di conserve di Chicago. Qui, con un’idea, getta i presupposti di quello che poi qualcuno definirà l’event marketing, unconventional, guerrilla ecc. Per l’inaugurazione di un nuovo grande magazzino decide, organizza un evento pubblicizzato come “straordinario”: preparare “la torta più grande del mondo” impiegando il lardo della Swift, al posto del normale burro. L’evento ha una tale risonanza, le cronache parlano di oltre 100.000 visitatori, che sarà poi ripetuto in tour.

IL POTERE DEl camice bianco e del “soddisfatti o rimborsati”.

[socialring]A seguire Hopkins si cimenta con il ritrovato per la tosse del Dottor Shoop, fino ad allora invenduto. Per quello decide di spedire migliaia di campioni omaggio del prodotto, con la formula soddisfatti o rimborsati per chi ordina poi i flaconi normali, e decide di puntare sulla rete dei farmacisti anziché sulla rete di rappresentanti, che fino ad allora aveva avuto l’esclusiva. Tanto per cambiare un successo.

IL POTERE delle reason why.

Hopkins negli anni successivi diventa copywriter di punta della J.L. Stack Advertising Agency, firmando campagne leggendarie come quella della birra Schiltz. In cui la purezza del prodotto, dovuta al filtraggio, è raccontata nei dettagli, descrivendo minuziosamente la preparazione e non semplicemente affermata come facevano i concorrenti (altrettanto puri, naturalmente).

Grazie a queste campagne La Schlitz passa così dalla quinta alla prima posizione di mercato e diviene “la birra che ha reso famosa Milwakee”.

Schlitz Beer Claude Hopkins

[socialring]Sebbene sia il padre della pubblicità hardselling, cioè fortemente orientata alla vendita, Hopkins stilisticamente si differenzia dagli altri copywriter dell’epoca per presentare il prodotto, in maniera apparentemente disinteressata, celebrandone le caratteristiche ma senza fare direttamente appello alla vendita, quindi senza “compra x”.

la comparativa di prodotto.

Nel 1907 vuole ritirarsi, ma Albert Lasker lo convince a entrare in Lord & Thomas. Qui si cimenta per Van Camp’s con i fagioli in scatola, che fino ad allora solo il 6% delle massaie usava. Hopkins decide di usare la pubblicità comparativa, non tra due marche ma tra gli innumerevoli vantaggi dei fagioli già pronti in scatola con gli innumerevoli svantaggi dei fagioli cucinati in casa. L’idea ha enorme successo: anche in questo caso decide di offrire un campione omaggio per permettere di constatare l’effettiva differenza. Inoltre cura la distribuzione del prodotto nei ristoranti, reclamizzandoli a loro volta come “quelli che hanno scelto la Van Camp’s“.

Quando la bellezza diventa un benefit.

[socialring]Successivamente da vita a quella che si rileverà la campagna più efficace di tutta la sua carriera. Per la B. J. Johnson Soap Co. si deve cimentare con un sapone da bucato, il Galvanic Soap. Hopkins, fatte le dovute considerazioni, declina il brief rispondendo che il prodotto non è appetibile e chiede di cimentarsi con un altro. La Johnson, presa in contropiede, propone allora un prodotto minore, il Palmolive, un sapone da bagno composto da olio di palma e olio di oliva che non aveva mai avuto intenzione di reclamizzare. Hopkins decide di puntare su una promessa ad effetto: la bellezza e sul campione omaggio che già si era rivelato molto efficace.

Sempre, puntando sul benefit bellezza, Hopkins da vita alla campagna per il dentifricio Pepsodent. La bellezza promessa è quella dei denti e, per quanto oggi sembra scontato, sappi che fino ad allora le pubblicità dei dentifrici si basavano al massimo sulla paura della carie o faceva leva sul concetto d’igiene, che però all’epoca non riscuoteva molto successo. L’espediente della bellezza, quindi presentare il prodotto come uno strumento per accrescere le capacità seduttive di una persona, è la trovata vincente che gli farà guadagnare più soldi di tutta la sua carriera, dato che ha l’intuizione di diventare azionista della stessa Pepsodent.

Quando la pubblicità vende.

Sua peculiarità è il credere fortemente nella pubblicità diretta, la vendita per corrispondenza tanto per capirci. Genere allora, come oggi, bistrattato dalle agenzie perché difficile e poco “creativo”. Secondo Hopkins questa forma di pubblicità è l’unica che permette di avere un riscontro immediato e netto della propria efficacia. E rappresenta in un certo qual modo l’essenza dell’hard sellingla massima resa col minimo sforzo. Quindi deve essere chiara, concisa sintetica, l’illustrazione stessa deve avere un valore di vendita e non sono ammessi orpelli di alcun genere.
In pratica il padre della pubblicità è anche il “nonno delle newsletter”.

Scientific Advertising.

[socialring]Visti i successi ottenuti, Hopkins decide di scrivere la sua guida della pubblicità moderna. Nel 1923 pubblica “Scientific Advertising”, nel quale enuncia le sue leggi e regole per una pubblicità efficace.
Secondo Hopkins “la pubblicità esiste solo per vendere qualcosa”, quindi deve creare profitto. L’approccio è “scientifico” perché lo scopo della sua opera è comprendere le leggi generali che regolano il funzionamento della pubblicità per evitare errori, quindi inutili sprechi di denaro.
Ecco i principi, le leggi “scientifiche”, che possono essere ancora attuali:

  • “Gli uomini sono più avvicinabili dalle società”, il pubblico apprezza le società che si mostrano con un volto personale, quindi mostra le persone;
  • Lascia che sia il prodotto a parlare, convinci le persone a provarlo e, se è all’altezza della promessa, il resto verrà da sé;
  • Non cercare mai di divertire. Questo non è lo scopo della pubblicità. mmmmmmmmmmmmmmmm non so se sono tanto d’accordo.
  • Non offrire gratis il prodotto che vuoi vendere, altrimenti per il consumatore non varrà nulla (da qui probabilmente l’idea dei “campioncini”: gratuiti sì, ma in formato ridotto);
  • “Non vendere in salita”, non cercare acquirenti nuovi per il tuo prodotto ma vendi a chi utilizza o ha già utilizzato prodotti simili,
  • Prova, prova, prova “I test sono importanti e ci aiutano a capire i nostri clienti. La buona vendita si basa su buoni test.”
  • Il pubblicitario è un venditore: “la pubblicità è semplicemente persuasione su stampa”. E poi “Un copywriter non deve mai dimenticare che egli è un semplice venditore, e più si vende meglio prospererà”.
  • Il testo lungo è buon testo. Se quello che dici è importante per il tuo lettore, ti leggerà. “Il testo lungo può vendere, fintanto che è utile al cliente”.
  • Contano i dati non le banalità. Se ci fidassimo della pubblicità, tutte le aziende sarebbero le migliori. Scrivere “siamo i migliori” è solo uno spreco di spazio e non significa nulla per il lettore. 

Dite che dà più luce di altre lampade e nessuno s’impressionerà. Dite che dà 3 ½ volte la luce delle lampade di carbonio e la gente si renderà conto che avete fatto paragoni reali. E accetteranno le vostre affermazioni.

Claude C. Hopkins

  • Metti fretta alle persone. Se offri un coupon o presenti un’offerta speciale, limitala nel tempo. Eviterà che i consumatori rimandino la decisione.
  • Niente orpelli “la scrittura brillante non ha posto in pubblicità. Uno stile troppo sofisticato porta via l’attenzione da quello di cui state parlando”. E rincara pure la dose “Stai vendendo il prodotto, non te stesso. Non fare nulla per offuscare il tuo obiettivo “;

Per concludere.

“La pubblicità è abilità nella vendita. I successi ed i fallimenti in entrambi i casi sono dovuti alle medesime cause. Così ad ogni domanda della pubblicità bisognerebbe rispondere con i criteri di un venditore […] Ma quando uno cerca di fare l’esibizionista o fa delle cose semplicemente per piacere a se stesso è poco probabile che colpisca una corda che induca la gente a spendere denaro”

Claude C. Hopkins

 

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