Fnac favorisce lo scambio di copia

Bookcrossing FNAC.

Campagna Bookcrossing 2006

book crossing copywriter


Copywriter: Luca Bartoli
Art director: Andrea Baccin
Agenzia: Forchets, Milano
Cliente: FNAC
Prodotto: Bookcrossing
STAMPA e Spot su circuito ATM e in store.

Bookcrossing

da wikipedia

Il BookCrossing (dai termini in lingua inglese book, libro e crossing, attraversamento, passaggio, anche noto come BC, giralibri, liberalibri, Libri liberi, Libri in libertà) è un’iniziativa di distribuzione gratuita di libri che ruota intorno all’esistenza di un elenco di volumi identificati da un codice unico, attraverso cui è possibile seguire la traversata del libro, e il suo incrociarsi con i lettori.

Materialmente consiste nella pratica di una serie di iniziative collaborative volontarie e completamente gratuite, di cui alcune anche organizzate a livello mondiale, che legano la passione per la lettura e per i libri alla passione per la condivisione delle risorse e dei saperi. L’idea di base è di lasciare libri nell’ambiente naturale compreso quello urbano, o “into the wild”, ovvero dovunque si preferisca, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri, che eventualmente possano commentarli e altrettanto eventualmente farli proseguire nel loro viaggio. Il termine deriva da bookcrossing.com, un club gratuito di libri on-line fondato nel 2001[1][2] per incoraggiare tale pratica, al fine di “rendere il mondo intero una biblioteca”.

L’uso di questo termine è divenuto così diffuso da meritare, dal 2004, una voce nel Concise Oxford English Dictionary:

« bookcrossing: n., the practice of leaving a book in a public place to be picked up and read by others, who then do likewise. »

Lasciare un libro viene considerato come l’inizio di un’avventura per i proprietari dei libri, per i libri e per i loro nuovi lettori. L’iniziativa di abbandonare scritti per condividerne il contenuto è piuttosto antica, e forse possiamo individuare nel filosofo greco Teofrasto la prima iniziativa di liberare in mare alcuni testi chiusi in bottiglia, così come possiamo ravvisare nel Progetto Gutenberg una moderna visione digitale di condivisione. Molte altre sono state in passato le iniziative di abbandonare gratuitamente libri, ad esempio perché potesse fruirne chi per problemi economici o fisici avrebbe potuto trarne giovamento, e qui possiamo citare “Nati per Leggere” dove a Boston nei primi anni ’90, nell’ospedale locale alcuni pediatri ebbero l’idea di mettere dei libri nella sala d’aspetto. Col tempo i libri sparirono e i promotori, resisi conto dell’utilità di quel furto, decisero di istituzionalizzare l’iniziativa.

I due progetti americani relativi a libri per bambini più importanti si chiamano proprio Born to read[3] e Reach out and read[4]. La filiazione italiana è l’iniziativa Nati per Leggere, sorta alla fine degli anni 90. Secondo altri l’idea rinasce negli anni settanta in Serbia[senza fonte], a Belgrado, e si deve a Dušan “Duško” Radović, scrittore e giornalista, dal 1975, di Studio B, che la propone nella sua trasmissione radiofonica quotidiana “Beograde dobro jutro” (Belgrado buon giorno). Viene colta al volo dal SKC – Studentski Kulturni Centar (Centro Studentesco di Belgrado, uno dei luoghi di ritrovo “liberi” nella cultura giovanile post 1968, in Serbia) che sposa l’iniziativa come propria, offrendo il Centro e il parco intorno come primo spazio dove lasciare il libro “libero”.

In ogni caso il nome con cui questo genere di iniziative è più conosciuta fa riferimento ad un dominio web, che venne ufficialmente registrato nel 2001.

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